La Grecia di Varoufakis. Solinas: se sconfigge la Troika perdoniamo il look

Tsipras ti dà l’idea di quella Grecia levantina per definizione, un po’ untuosa e un po’ molliccia. Magari scaltra, senz’altro inaffidabile. Poi però vedi che si è scelto come ministro delle Finanze Yannis Varoufakis, mascella quadrata, naso aquilino, cranio rasato, uno che sembra appena uscito dall’Iliade, e ti rendi conto che è tutto più complicato”. Dalle colonne del Giornale un impareggiabile Stenio Solinas scatta una fotografia insolita della nuova stagione del neonazionalismo ellenico, che in poche settimane ha spaccato a metà come una mela l’opinione pubblica mondiale mettendo a dura prova i nervi saldi della Troika.

Ai leader politici della Grecia manca lo stile

La politica è anche questione di stile e la forma è  quasi sempre sostanza, ci ricorda lo scrittore e giornalista, ideatore della Nouvelle Droite italiana degli anni ’80.  “Se guardiamo ai nostri vertici istituzionali, neo-presidente della Repubblica e baby-presidente del Consiglio, chi direbbe che l’Italia ha dato al mondo Giacomo Casanova e Marcello Mastroianni?”.  Certo – ammette Solinas –  il look dei membri della nuova leadership greca grida vendetta: giacconi impresentabili, camicie dai colori improbabili, la mistica dei senza cravatta che ricorda un po’ quella dei sans-culottes d’antan. Il tutto però – scrive – ha una sua logica ed esprime un messaggio: non ci sono soldi, abbiamo altro cui pensare, l’eleganza è l’ultima delle nostre priorità. In Italia, invece, il messaggio è un altro e si chiama retorica della giovinezza, quella incarnata,  per capirci, dal premier bimbominchia con il chiodo di pelle e la pashmina d’ordinanza. “E’ curioso – scrive Solinas – come la retorica della giovinezza, un tempo scopertamente fascista, si sia oggi incarnata nella leadership di un partito che fu democristiano e comunista. Da quando le ideologie sono finite tra i ferri vecchi della storia, nemmeno i colori sono più quelli di un tempo…”.

L’abito non sempre fa il monaco

Fin  dai primissimi passi, il neoministro delle Finanze Varoufakis, greco naturalizzato australiano, ha fatto capire  che la musica è cambiata, dalla moneata al cibo passando per l’edilizia e i rapporti con Bruxelles. Su sua indicazione è stata bloccata la privatizzazione, con capitali cinesi, del porto del Pireo e si sta provando a dare il benservito alla Troika. “Il ministro – scrive Solinas –  ha un curriculum di economista di tutto rispetto, cosa che se non è sufficiente (ce l’aveva anche Mario Monti) è sempre meglio di niente. Del resto, ciò che va dicendo in giro per l’Europa è di elementare buon senso: come faccio a pagare i debiti del mio Paese, se il mio Paese non è messo in condizione di crescere per poterli pagare? Se Syriza ha un merito, è quello di aver fatto, in meno di quattro anni, piazza pulita di che cos’era la sinistra greca. Se c’è riuscito con un leader scravattato, va bene così”. Poi la perla conclusiva: “L’abito non sempre fa il monaco, l’eleganza può rivelarsi frigida e, come diceva il poeta greco Kavafis, che aspettiamo raccolti nelle piazze? / Oggi arrivano i barbari. / Che leggi devono fare i senatori?/ Quando verranno le faranno i barbari”.