Grecia, per Krugman l’Europa è nel caos e nessuno sa quel che fa

Sale la tensione in Grecia dopo il rifiuto della Bce di accettare in garanzia i titoli del debito pubblico di Atene. La popolazione è scesa in piazza a manifestare contro la Ue. Uno scoglio per il nuovo governo. Le cose si fanno “quasi folli”, secondo Paul Krugman. Ma siamo davvero alla vigilia della uscita della Grecia dall’euro? La Bce vuole staccare “arbitrariamente la spina”, come pensano in molti? L’analista non è di questo avviso. Su “la Repubblica” offre una versione diversa delle mosse di Draghi. “Di Mario Draghi – sostiene – si possono dire molte cose: che
forse non riuscirà a salvare l’euro, e che forse commetterà qualche errore madornale. Ma ottusità e durezza no, non rientrano nel suo stile”.

Il segnale della Bce

La decisione della Bce va analizzata in profondità. Implica molto più di quanto suggeriscono i primi titoloni. Essa non produce un “evento in grado di innescare una crisi”. Tramite la loro banca centrale, le banche greche potranno continuare a chiedere prestiti. Qual è il punto, allora? E’ in un “atteggiamento”, nel “segnale” che la Bce ha voluto lanciare per spingere i greci a raggiungere un accordo. Un segnale che Paul Krugman suppone sia rivolto “di fatto” ai tedeschi. L’economista lo spiega così. E’ come se Draghi volesse dire :”Cara cancelliera Merkel, ormai siamo tanto vicini a un crac delle banche e all’uscita di Atene dall’euro. Sei sicura, davvero sicura, di voler proseguire lungo questa strada? Davvero davvero?” E’, insomma, un “colpo di avvertimento” a tutti, affinché capiscano che cosa accadrà in seguito. Dopo una simile spiegazione, ti aspetteresti una qualche ipotesi di soluzione. Krugman, invece, traccia un quadro che lascia basiti. Draghi sa quello che sta facendo? La risposta dell’economista è sorprendente: “No, ovviamente”. “Nessuno, in simili circostanze sa esattamente cosa sta facendo, perché siamo in un caos strutturale”. Scrive proprio così: “caos strutturale”. E, con perfido ottimismo,invita a non farsi prendere dal panico. Non ancora.