L’astronauta gay al posto del santo francescano: la scelta di Capitol Hill

A Washington la “revolving door” non vale solo per la classe politica: anche le statue di personaggi famosi escono e entrano dalla Statuary Gallery di Capitol Hill. L’Arizona ha sostituito con applauso bipartisan l’ex senatore repubblicano Barry Goldwater, conservatore e libertario per eccellenza, all’obiettivamente meno noto al grande pubblico John Campbell Greenway, un industriale delle miniere e delle ferrovie.

Primo gay a Capitol Hill

Intanto in California un senatore statale sta mobilitando il pubblico per sfrattare dalla Galleria il futuro santo francescano Junipero Serra, missionario del Settecento che evangelizzò gli indiani nativi, per far spazio alla prima donna astronauta Sally Ride. La Ride, morta di cancro nel 2012, era lesbica: «Sarebbe il primo membro della comunità omosessuale ad essere onorato nella Statuary Gallery», ha detto il parlamentare Ricardo Lana, che è apertamente gay.

Applausi per Goldwater

«La Ride è nata in California. Con la sua carriera tra le stelle ha incarnato il sogno americano», ha detto Lana, che arriva a dire che padre Serra «è stata una figura controversa»: le tribù native della California hanno montato di recente una battaglia contro la canonizzazione attribuendo al missionario che ha convertito il West la distruzione della loro cultura, per non parlare della morte prematura di molti loro progenitori. Poteva essere controverso anche Goldwater, che ai sui tempi, negli anni Sessanta, fu soprannominato “Mr. Conservatorism”. Invece la cerimonia della dedica della nuova statua a Capitol Hill è stato un raro caso di abbraccio bipartisan: «Non dimentichiamo il suo servizio al Paese, la sua adesione ai valori in cui credeva a prescindere di dove cadessero sullo spettro politico», ha detto il deputato democratico Raul Grijalva dell’ex senatore e candidato presidenziale repubblicano nel 1964. E anche Nancy Pelosi, l’ex Speaker democratica della Camera, ha elogiato “Mr. Conservatorism” per le sue posizioni “liberal sociali” a favore dell’aborto e dei diritti dei gay.