Gli Usa tornano alla guerra fredda: forniranno armi all’Ucraina

Gli Usa tornano alla guerra fredda. Washington sta infatti valutando la possibilità di fornire armi all’Ucraina per un valore di tre miliardi di dollari. Va da sé che si tratta di un ulteteriore atto di ostilità verso Mosca e verso Putin.  A darne notizia è il New York Times, proprio mentre il leader dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Alexander Zakharcenko, annuncia un’imminente mobilitazione generale che rinforzerà le file dei ribelli facendo arrivare a 100.000 il totale dei miliziani pronti a combattere.

La rabbia di Mosca

Un aiuto militare degli Usa  così  esplicito alle truppe ucraine è ovviamente visto a Mosca come il fumo negli occhi. E  il capo della diplomazia russa, Serghiei Lavrov, ha commentato con parole di fuoco una recente intervista alla Cnn di Barack Obama accusando il presidente Usa di avere non solo ammesso il ruolo svolto da Washington fin dall’inizio nel «colpo di Stato» di Maidan, ma di voler anche «continuare a sostenere senza alcuna riserva le azioni» di Kiev, che ha «imboccato la via della forza per risolvere il conflitto». A preoccupare gli Usa  e’ invece la piega che stanno prendendo i combattimenti nel Donbass, dove l’offensiva lanciata nei giorni scorsi dai separatisti sta mettendo in seria difficoltà  le male equipaggiate truppe di Kiev. Stando alle fonti interrogate dal quotidiano americano, il segretario di Stato degli Usa John Kerry e il capo di Stato maggiore Martin Dempsey sarebbero pronti a prendere in considerazione un possibile invio a Kiev di armi pesanti, andando oltre gli equipaggiamenti militari «non letali» (giubbotti antiproiettile, visori notturni, ecc.) finora forniti. E anche la consigliera per la sicurezza nazionale Susan Rice sarebbe disposta a rivedere la sua iniziale contrarietà  a un’assistenza bellica di questo tipo.

La contrarietà della Merkel

 

Ma il primo a voler fornire alle truppe ucraine droni, missili anticarro e altre armi indicate come “difensive” pare sia il generale americano Philip Breedlove, capo delle forze Nato in Europa. Il passo potrebbe peraltro incrinare l’asse fra Usa e Germania sul dossier ucraino. Berlino esclude infatti categoricamente l’ipotesi di armare Kiev: «Non esiste una soluzione militare al conflitto», ha precisato da Budapest Angela Merkel, che sicuramente discuterà  proprio della guerra nel Donbass lunedi’ prossimo in un incontro alla Casa Bianca con Barack Obama. E il conflitto sarà  anche al centro della visita di Kerry a Kiev giovedì. Intanto Vladimir Putin prova a calmare le acque chiedendo «a tutte le parti coinvolte nelle ostilità» di mettere fine urgentemente alle azioni militari. Ma il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, sollecita proprio Mosca a «usare la sua influenza» sui ribelli per una de-escalation delle violenze. Resta d’altronde tutto da vedere se il leader del Cremlino alle parole farà seguire i fatti. Di certo c’è che il braccio di ferro delle sanzioni con l’Occidente sta nuocendo all’economia russa, ma non solo. Anche l’economia europea, e soprattutto quella italiana, stanno subendo danni. Alla fine non si capisce davvero a chi possa giovare la contesa  ingaggiata dagli Usa con la Russia e con Putin.