Gino Paoli ora ipotizza un complotto: «Sono scomodo, vogliono farmi fuori»

«Mi hanno tirato addosso tutta la m… possibile. Eppure i miei avvocati mi assicurano che non ho commesso nessun reato». Così, in un’intervista al Corriere della Sera, Gino Paoli, indagato per un’evasione fiscale da 800 mila euro e per aver trasferito due milioni in una banca svizzera, si difende dalle accuse. «In questi giorni ho lungamente riflettuto – racconta -. Mi sono chiesto: faccio più danno alla Siae e ai suoi soci e iscritti restando alla guida, con la certezza di finire tutto quello che ho cominciato, o dimettendomi lasciando molte cose incompiute? Alla fine ho deciso».

Gino Paoli insiste: «Sono un personaggio scomodo»

Paoli non ha peli sulla lingua e ventila l’ipotesi di una sorta di complotto ai suoi danni: «Le persone che mi conoscono mi sono vicine e hanno fiducia in me, si fanno in quattro per confortarmi. E questo mi commuove e mi aiuta molto. Poi ci sono quelli che gettano fango. Non escludo che qualcuno voglia togliermi di mezzo perché, come tutta la mia vita dimostra, io non sono manovrabile. Sono uno che manda direttamente a quel paese chi se lo merita, sono il classico personaggio scomodo».  E dov’è finita la voglia di cambiare il mondo dell’intellighentia di sinistra che lui cantava con i quattro amici al bar? «Quella si spegne man mano che vai avanti. Scopri che non è possibile. L’umanità continua a fare e rifare le stesse fesserie. E poi quella era solo una canzone, non un messaggio. Le canzoni sono evocative per quel che la gente vi legge. Io non credo nel “messaggio”. Il messaggio va bene per i politici, per i demagoghi, per i preti… L’artista non deve dare un messaggio, deve dare un calcio in c… al pensiero».