Gasparri a Renzi: «I soccorsi italiani in mare non sono protetti»

È polemica sui soccorsi offerti dalle motovedette italiane ai profughi che con frequenza ormai quotidiana salpano dalle coste libiche a bordo di autentiche carrette del mare. Questa volta, tuttavia, la polemica non riguarda tanto il “se” ma il “come” aiutiamo queste persone a non morire durante la traversata. Ad accendere la miccia è Maurizio Gasparri, vicepresidente forzista del Senato e da sempre impregnato sul fronte della sicurezza e di una legislazione a maglie strette sull’immigrazione. Il problema sollevato dall’esponente “azzurro” è molto serio poiché investe direttamente l’incolumità dei soccorritori, messa a serio rischio dalle regole d’ingaggio dell’operazione Triton, che ha sostituito la controversa Mare nostrum.

Gasparri: «Costretti ad aiutare troppo vicini alla costa libica»

Una condizione, quella in cui sono costrette ad operare Capitanerie di porto e Guardia costiera nel canale di Sicilia, che Gasparri non esita a definire «drammatica». La preoccupazione dell’esponente forzista nasce infatti dalla circostanza che «alle nostre motovedette è chiesto il soccorso dei barconi di clandestini fino a poche decine di miglia dalle coste libiche senza che abbiano in dotazione alcuno strumento di difesa». Una distanza che annulla tutti i parametri di sicurezza, tanto è vero – spiega ancora Gasparri – che «il personale del Corpo è stato minacciato più volte dagli scafisti armati».

Toti: «Ma i nostri uomini hanno i mezzi per difendersi?»

Nel mirino del vicepresidente del Senato finisce l’indifferenza del governo di Matteo Renzi che, invece, «deve fare immediata chiarezza sulla condizione in cui operano i nostri militari. È una vergogna che nessuno al governo si sia fatto carico di fermare questa assurdità». Gli fa eco da Facebook il consigliere politico di Forza Italia, Giovanni Toti, che in post si chiede polemicamente: «Ma le nostre motovedette nel Canale di Sicilia sono armate o no? I nostri militari hanno i mezzi per difendersi? Vorremmo dal Governo risposte chiare».