Fitto, prove tecniche di scissione: sulle riforme i miei votano “no“ e FI?

A lasciare Forza Italia non ci pensa proprio Raffaele Fitto. Il ruolo di spina nel fianco del Cavaliere gli procura ruolo e visibilità per poterlo dismettere da un giorno all’altro sol perchè la nuova piroetta di Berlusconi («faremo opposizione a 360 gradi») gli dà praticamente ragione su tutta la linea. Fitto preferisce non incassare. All’uovo di oggi preferisce la gallina di domani. E questo spiega perché ribatte colpo su colpo senza mai però varcare la fatidica soglia del “non ritorno”, già scavalcata in passato da Casini, Follini, Fini ed Alfano con esiti tutt’altro che esaltanti.

Fitto: «Resto nel partito, ma voglio il congresso»

Fitto, dunque, resta ben ancorato “al di qua” del confine. Ha ingoiato con classe tutta democristiana («l’ho sempre stimato e l’appoggerò convintamente») l’indicazione octroyèe dell’oncologo Francesco Schittulli a candidato governatore della “sua” Puglia, salvo poi convocare – e siamo all’oggi – una conferenza stampa a Montecitorio in cui annuncia come se fosse una novità («mi spiace deludere i giornalisti») che «non ci sarà nessuna scissione». È la premessa, ovviamente, ma solo per attaccare più forte Berlusconi. «Il tema vero – dice – è che Forza Italia non celebra il suo congresso da 10 anni e non si può andare avanti con i nominati dall’alto: bisogna ricostruire il legame con la nostra gente e una legittimazione dal basso della nostra classe dirigente. Noi – conclude – lavoriamo a un percorso che dia prospettiva democratica al nostro partito». Giusto, ma se Berlusconi lo cacciasse? È una possibilità che non esiste: «Nel partito – spiega Fitto – non ci sono i meccanismi tecnico-statutari per far sì che questo avvenga». Ma per l’ex-ministro non esistono neanche le motivazioni: «E poi perché dovrebbero, perché siamo all’opposizione o perché chiediamo che il partito si doti di istituzioni non improvvisate?».

«Berlusconi esca dall’ambiguità»

Al di là della dichiarata volontà di condurre la battaglia dall’interno, Fitto sa che la sua posizione è destinata all’incompatibilità con la storia e la struttura di Forza Italia. Ed è probabilmente per questo che ai giornalisti presenti consergna l’immagine di un partito irrimediabilmente spaccato. E lo, per giunta, nel momento in cui lancia a Berlusconi la sfida sulle riforme costituzionali in corso di esame alla Camera contrapponendo un “noi” ad un “loro”. «Il nostro gruppo – annuncia Fitto – voterà no. Al contrario non abbiamo capito cosa farà Forza Italia». E quindi la pressante richiesta al Cavaliere di uscire «dall’ambiguità». «Se si fa opposizione a corrente alternata – è la sua conclusione – è evidente che la gente non ci capisce più». A Berlusconi la prossima mossa.