Fini: la destra va rifondata ricordando l’esperienza di An

La crisi della destra, la sua scomparsa dallo scenario politico come soggetto politico unitario, la desolante condizione del centrodestra, emersa nettamente nell’elezione di Sergio Matterella al Quirinale, la mancanza di una alternativa al Pd, muovono Gianfranco Fini a dire la sua in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera.

La scomparsa della destra

“Al di là delle responsabilità, che di certo non sono solo di Berlusconi – personalmente non mi considero esente da colpe – quel che deve far riflettere è la scomparsa della destra quale è stata rappresentata da Alleanza Nazionale: una forza politica che ambiva ad agire con cultura di governo, aliena cioè da demagogie e populismi, anche quando si trovava all’opposizione”. An, ricorda colui che ne fu fondatore e presidente, rifiutava “scorciatoie”, specie in materia di anti-europeismo e immigrazione. Elementi che possono produrre consensi, ma relegano la destra in una “posizione minoritaria”, e non  rappresentano una “credibile alternativa di governo”. Lo stesso Renzi, sostiene Fini, oggi può presentarsi come “mattatore” perché “la sinistra non ha alternative credibili al governo”.

Il dovere di provarci

Se così è, secondo l’ex presidente della Camera, “è patetico cercare di rianimare la destra partendo
dal leader, dalle alleanze, dai calcoli sulla legge elettorale”. “Sono questioni vitali per il ceto politico – sottolinea – ma irrilevanti per milioni di elettori di destra che sono oggi privi di rappresentanza politica”. Alla destra serve, invece, una “rifondazione programmatica e culturale che ne definisca l’identità e la fisionomia”. Per Fini bisogna chiedersi cosa vuol dire “Destra” a proposito di europeismo, amor di patria, interesse nazionale, immigrazione e integrazione, laicità delle istituzioni, globalizzazione e finanziarizzazione
dell’economia, rapporti tra Stato e società, legalità e sicurezza del cittadino, squilibri sociali crescenti e nuove povertà, diritti civili… Risposte non certo agevoli, ammette l’ex presidente di An. “Di certo non servono ambigui compromessi sui contenuti né vertici tra ex dirigenti”. Eppure, conclude, “credo che a prescindere dalle scelte di ognuno negli ultimi anni, coloro che hanno rappresentato Alleanza nazionale abbiano il dovere almeno di provarci”. Non per “riportare indietro le lancette dell’orologio, ma per rispetto verso una comunità umana e politica”.