FdI-An boccia il nuovo logo di Roma: «Marino ripristini la scritta S.P.Q.R.»

Continua a far discutere il nuovo logo di Roma voluto dal suo sindaco “marziano”, al secolo Ignazio Marino, che in pochi minuti ha gettato alle ortiche quell’acronimo – S.P.Q.R. – che in circa  trenta secoli di storia il mondo intero ha imparato ad associare a concetti tuttora attuali come la sovranità del popolo, il primato della politica e l’imperio della legge.

S.P.Q.R.: un “brand” con trenta secoli di storia

A sollevare il caso, con una nota congiunta diffusa alla stampa gli esponenti di Fdi-An Fabrizio Ghera, capogruppo in Campidoglio, e Federico Mollicone, responsabile comunicazione. A loro giudizio (ma è presumibile che rispecchi quello di tutti i romani e di tutti gli italiani, almeno quelli degni di essere tali) il nuovo logo del merchandising è «provinciale e stravolge i criteri tecnico-grafici della ristilizzazione di un logo “identitario” come quello di Roma». In poche parole, «è brutto e non narra il prestigioso brand millenario che dovrebbe evocare»

Ghera e Mollicone: «Brutto e provinciale il simbolo del sindaco»

Nel dettaglio, Ghera e Mollicone puntano l’indice contro «quei “coriandoli colorati” al posto della corona, della croce e di S.P.Q.R» denunciando la «scarsa conoscenza dei motivi per cui sono conosciute Roma e la sua storia nel mondo». Oltretutto – si legge ancora nella nota congiunta – «Roma è Roma in tutto il globo, dalla Cina al Nord America». I due esponenti di FdI-An non risprmano critiche sulla scritta («Rome. And you?») inserita all’interno del nuovo logo: «La scelta di tradurla in inglese – scrivono i due – è tipico di una mentalità di sottomissione culturale. Chissà quanto mesi hanno impiegato gli “scienziati” del Campidoglio per partorire un logo così folgorante. Da millenni S.P.Q.R. non si cancella, Roma è Roma in tutto il mondo e non è un’etichetta da cambiare a ogni stagione – concludono – ma una città complessa da amministrare, probabilmente il sindaco non ha ancora capito dove si trova e ribadisce la sua inadeguatezza al ruolo, come già tante volte dimostrato in questi due anni di amministrazione».