Eutanasia, i Radicali ci riprovano: vogliono una legge sulla dolce morte

La crisi? L’economia? Le tasse? No, la priorità politica, per qualcuno, è la dolce morte. Il Parlamento “discuta la legge popolare sull’eutanasia”, torna alla carica il radicale Marco Cappato, dell’Associazione Coscioni, annunciando che andrà in onda questa sera un servizio delle trasmissione Le Iene che include le testimonianze di tre persone malate affette da diverse patologie – Luigi Brunori (Sla), Walter Piludu (Sla) e Ida Rescenzo (Distrofia muscolare) – che chiedono di poter scegliere, quando sarà il momento, l’eutanasia, e che informa sulla campagna dell’Associazione Luca Coscioni per l’eutanasia legale. Dopo il video-appello al Parlamento con 70 personalità del mondo della cultura e della politica, oltre a medici, infermieri e malati, è oggi in rete su Youtube un video di Cappato, promotore della campagna EutanaSiaLegale: «’Ogni giorno che passa senza una buona legge sull’eutanasia – afferma rivolgendosi ai parlamentari – significa malati terminali in più che si suicidano nelle condizioni più atroci. Noi vogliamo sostituire l’eutanasia clandestina con le regole, le buone regole dell’eutanasia legale. C’è una proposta di legge di iniziativa popolare che aspetta, che vi aspetta, dal settembre 2013. È ora di discuterne anche perché la gente, i cittadini sono già pronti e adesso è il vostro turno».

Il no del Papa ad aborto ed eutanasia

La posizione dei radicale è isolata, in Parlamento, se non con delle sponde a sinistra, mentre il fronte trasversale dei cattolici difficilmente lascerà spazio a iniziative favorevoli all’eutanasia. La posizione del Papa, in questo senso, è chiarissima. «Il pensiero dominante – aveva detto due mesi fa Bergoglio incontrando nell’Aula Paolo VI i membri dell’Associazione Medici Cattolici Italiani in occasione del 70esimo anniversario di fondazione – propone a volte una “falsa compassione”: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica “produrre” un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre». Da qui l’invito ai medici ad essere capaci anche di «scelte coraggiose» , fino ad arrivare «all’obiezione di coscienza».