Eur a luci rosse e sicurezza: è scontro tra Marino e il prefetto Pecoraro

E adesso il sindaco Marino sembra volerci ripensare. Dopo l’infelice exploit delle strade a luci rosse all’Eur da individuare per la sperimentazione di una “politica della tolleranza” tutta capitolina che il primo cittadino si appresterebbe a far partire come rimedio al problema della prostituzione – e all’incubo sicurezza ad esso strettamente legato –  il caos delle ultime ore ha imposto una imperiosa battuta d’arresto. Ripensamento?

Dietrofront di Ignazio Marino?

O meglio, dietrofront? Si chiede a questo punto Il Messaggero registrando tra servizi e interviste mirate le polemiche infuocate che imperversano dalle aule consiliari ai media da venerdì scorso: e la risposta che sembra accreditarsi al momento non indica proprio una netta inversione di tendenza, ma sicuramente invita all’adozione di una linea più «cauta» riguardo lo spinoso tema. Così, il quotidiano romano ricostruendo il clima teso e le determinazioni scaturite dalle controversie nate in seno al Campidoglio, tracimate fin nelle aule istituzionali ed elevate al cubo dalla reazione indignata e preoccupata dei cittadini, riporta le ultime dichiarazioni del sindaco: «In certe zone la prostituzione è intollerabile» aggiungendo poi a stretto giro un cerchiobottista «serve equilibrio per tutelare le famiglie». Un riconoscimento tardivo a cui Marino non aveva pensato sostenendo il piano urbanistico dell’Eur a luci rosse e rispetto al quale sembra dover trovare un compromesso sulla scia soprattutto della dura reazione alla proposta arrivata dal prefetto Giuseppe Pecoraro.

L’intervista del prefetto al Messaggero

Un’iniziativa bollata da Pecoraro sulle colonne del quotidiano romano copn un secco «io il sindaco non l’ho proprio sentito». Così, proprio nel giorno in cui in consiglio si parlerà di sicurezza, sotto i riflettori finiscono i buchi del progetto legato alla gestione del propblema della prostituzione – e le toppe che sono forse anche peggiori – della proposta mirata a creare aree interdette alla prostituzione e «zone di tolleranza», lontane da «parchi pubblici dove vanno le famiglie» o da abitazioni e scuole, con tanto di comminato disposto dell’invio delle multe direttamente a casa dei clienti. Un progetto, quello lanciato dal minisindaco del IX Municipio Andrea Santoro in accordo con il Campidoglio, nettamente bocciato da prefetto e forze dell’ordine della Capitale, più che scettiche sulla realizzazione del cosiddetto «zoning» rispetto al quale, peraltro, l’ipotesi, al momento, è che possa profilarsi addirittura un’incompatibilità con leggi nazionali, incorrendo indirettamente in reati come quello del favoreggiamento della prostituzione. Anche per questo Giuseppe Pecoraro, nell’intervista al Messaggero, ribadisce chiaramente che il progetto «senza una vera legge è reato».