E’ morta Marisa Del Frate, regina di una tv che faceva cultura (video)

E’ morta nella sua casa di Roma Marisa Del Frate, cantante e attrice nota soprattutto per le sue apparizioni televisive negli anni ’50 e ’60. Avrebbe compiuto 84 anni il mese prossimo. Oltre a partecipare al Festival di Sanremo nel ’58, Del Frate prese parte a trasmissioni cult della Rai come Chiamate Arturo 777, con Macario, e soprattutto L’amico del giaguaro, insieme a Gino Bramieri che la volle spesso al suo fianco anche al teatro. Indossatrice, cantante, attrice, imitatrice, ballerina, conduttrice. Marisa Del Frate è considerata la prima showgirl italiana per le sue innumerevoli doti, che le consentirono di recitare, negli anni ’50 e ’60, accanto ai più grandi interpreti del varietà televisivo e del teatro leggero. Alcuni dei suoi brani divennero un tormentone nell’Italia del boom economico, ma furono soprattutto le sue apparizioni televisive, proprio quando il piccolo schermo conquistava le case degli italiani, a renderla amata dal grande pubblico per la sua innata simpatia. Si è spenta nella sua casa di Roma, dove era nata l’11 marzo del 1931. Stava male da tre mesi e, pur vivendo sola in casa, ha avuto i nipoti al suo fianco sino alla fine. I funerali sono in programma alle 14.30 nella chiesa di San Crisostomo a Roma.

L’omaggio di Berselli a Marisa Del Frate

Nell’attuale panorama televisivo che premia le isole dei famosi, i format stranieri, cuochi e ricette, gare di ballo e di canzoni, presentatori lottizzati e conduttrici improvvisate, il paragone con Marisa Del Frate è quasi imbarazzante. Il miglior modo per renderle omaggio è forse il riconoscimento che le rese, indirettamente, un acuto osservatore del costume italiano com’era Edmondo Berselli nell’articolo “Un’altra tv è possibile” sull’Espresso del 24 settembre 2009.  «È un sabato sera, ci troviamo in uno di quei programmi che hanno fatto la storia della tv italiana: “L’amico del giaguaro”. Marisa Del Frate, Gino Bramieri e Raffaele Pisu intonano una parodia canora, a più voci. Niente di improvvisato, ovviamente. Tutto è stato scritto e preparato con cura durante la settimana, con prove assidue, e la prestazione alla fine risulta un piccolo show di professionismo esemplare. È la televisione a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta: la tv democristiana che sta facendo tesoro delle professionalità che vengono dal varietà e dal cinema, dai teatri di rivista e da Cinecittà, approfittando così del contributo di scrittori, soggettisti, tecnici, registi, operatori che nella televisione di Stato stanno trovando nuove opportunità. Capacità di alto livello, che conferiranno alla Rai uno standard qualitativo d’eccezione. Eccola qui la televisione di qualità, eccola la cultura…». Altri tempi, in tutti i settori. Addio Marisa e grazie a nome dei telespettatori italiani.