La destra secondo Galli della Loggia: meglio i voti cattolici di quelli leghisti

Su cosa si basa l’egemonia renziana? Una risposta articolata viene dall’editoriale odierno sul Corriere della sera del politologo Ernesto Galli della Loggia.

L’esperienza della destra di governo

Renzi costruisce il suo consenso facendo sia politiche di sinistra che di destra. Una strategia che può permettersi al contrario di ciò che fa la destra quando è al governo. E si intitola proprio Ciò che manca alla destra l’editoriale di Galli della Loggia. Esaminando l’esperienza di governo berlusconiana il politologo sottolinea che Berlusconi ha fornito l’immagine di un progetto sfilacciato: “La conclusione è stata che nei loro lunghi anni di governo, Berlusconi e i tanti che erano con lui non sono riusciti a trasmettere al Paese l’idea di che cosa potesse voler realmente dire un programma politico di destra, quali principi – se mai c’erano – essa mirasse a realizzare”.

La cultura del cattolicesimo politico

E oggi? Oggi “se la Destra vuole tornare ad essere elettoralmente competitiva deve prefiggersi una linea che sia riconoscibilmente alternativa a quella della Sinistra, naturalmente, ma che al tempo stesso sappia interpretare anche alcune esigenze di fondo dell’ elettorato di quest’ultima. Ciò sarà possibile, io credo, ma solo a una condizione”. Ciò che Galli della Loggia propone è in sostanza uno “sfondamento” moderato verso quell’elettorato che per comodità definiamo di sinistra ma che è in realtà sensibile ai valori e ai temi della cultura del “cattolicesimo politico”. Un’alternativa migliore, secondo il politologo, ai dogmi della cultura liberal-liberista e alla scorciatoia di Salvini che rinchiuderebbe a lungo la destra in un recinto dove la protesta fine a se stessa e l’antieuropeismo deterimano un mix incontrollabile.