Il “doppiopesismo” della Boschi: «Chi passa col Pd non lo fa per interesse»

Neppure la grazia del ministro Maria Elena Boschi riesce a rendere meno indigesto il doppiopesismo della sinistra. Fateci caso, se a beneficiare di un cambio di casacca è il centrodestra, anzi Berlusconi, allora si scatena tutta la potenza di fuoco di cui la sinistra dispone. Antonio Razzi e Domenico Scilipoti sono assurti – loro malgrado – ad icone del tradimento politico non essendo stati né i primi né gli ultimi, tantomeno gli unici, a saltare il fosso. Se però il percorso è inverso, la parolina magica che sostituisce “corruzione” è talent scout. L’indignazione popolare s’inabissa a livelli del colesterolo in un neonato e tutto viene alla fine avvolto in un’aura di compiacimento generale per l’autonomia di giudizio del transfuga di turno.

Il ministro Boschi accoglie i transfughi di Scelta Civica

Più d’uno si era illuso che il doppiopesismo morale fosse un’anticaglia del passato, merce avariata del postogliattismo messa a marcire nel retrobottega del Pd. Invece ha corso legale anche nel partito 2.0 di Matteo Renzi. Sentite, per conferma, la Boschi mentre commenta il salto della quaglia di ben otto senatore eletti con Scelta Civica ed ora transitati alla corte del premier a poche ora dal congresso del loro partito: «Non c’è una campagna acquisti e sicuramente non c’è un scelta di opportunità (forse voleva dire opportunismo, ndr) da parte loro ma una scelta politica forte, quella di partecipare in modo ancora più importante al percorso di riforme». Insomma, secondo la Boschi, otto parlamentari di maggioranza sono passati con il partito di maggioranza relativa per sentirsi ancor più di maggioranza. Non è uno scioglilingua ma una fedele traduzione della funambolica dichiarazione del ministro ignara, forse, che a volte è meglio un “bel tacer” di parole senza senso.

Chi passa con Berlusconi finisce in tribunale

Ma la Boschi non si è solo limitata a porgere il benvenuto del Pd e suo personale agli ex seguaci di Mario Monti, ma si è lanciata anche in una riflessione sul percorso delle riforme e sui “mal di pancia” in atto in Forza Italia: «Non possiamo certo fermarci solo perché Fi ci ha ripensato: dalla prossima settimana saremo nuovamente in aula, alla Camera, con le riforme istituzionali. I numeri ci sono lo stesso». Su questo non ci sono dubbi. Anche perché, ove mai mancassero, i doppiopesisti saprebbero fin troppo bene come scovarli e, per giunta, senza neppure il pegno di un avviso di garanzia o di uno sfottò di Maurizio Crozza.