Dopo l’accusa di evasione fiscale Gino Paoli si dimette da presidente della Siae

Con una lettera presentata al consiglio di gestione in corso a Milano, Gino Paoli si è dimesso dalla presidenza della Siae. Il cantautore, indagato per evasione fiscale con l’accusa di aver portato due milioni di euro in Svizzera, nella lettera cerca comunque di difendersi dicendosi «certo di non aver commesso reati».

La lettera di dimissioni

«In questi giorni assisto purtroppo a prevedibili, per quanto sommarie, strumentalizzazioni, che considero profondamente ingiuste», ha scritto Paoli, contro il quale la Procura di Genova oppone le intercettazioni ambientali effettuate nello studio del commercialista Andrea Vallebuona, indagato nell’inchiesta sulla maxi truffa ai danni di Banca Carige. Secondo gli inquirenti, Paoli si era rivolto al professionista per cercare di far rientrare in Italia i 2 milioni esportati illegalmente in una banca svizzera. Nella lettera, in cui dice di non potersi permettere di «rischiare di coinvolgere la Siae in vicende che certamente si chiariranno», il cantautore spiega ai consiglieri di gestione della società di aver «volutamente aspettato qualche giorno a parlarvi per non entrare nella foga di queste strumentalizzazioni».

Gli atti dell’inchiesta

Ma l’inchiesta è appena all’inizio e, mentre gli investigatori passano al setaccio i documenti sequestrati al cantante, si attendono sia l’interrogatorio di Vallebuona, fissato per mercoledì 25 e in cui il commercialista sarà sentito come teste assistito nel caso che vede coinvolto il cantante, sia l’interrogatorio dello stesso Paoli, che dovrebbe tenersi il 2 marzo. Intanto, escono le prime indiscrezioni sul contenuto delle intercettazioni, che mostrerebbero come il cantante stesse cercando il modo di far rientrare i soldi senza scudarli. In particolare, ve ne sarebbe una in cui lo stesso Paoli esprimerebbe la volontà di non fruire dello scudo fiscale su quel denaro, il cui occultamento avrebbe provocato al fisco un danno di 800mila euro.