Dieudonné si difende: «Non trattatemi come un terrorista»

Dieudonné non ci sta e prova a contrattaccare. «Certo che condanno gli attentati», ma «mi sono sentito escluso dalla grande marcia repubblican». Non trattatemi «come un terrorista»: il controverso comico è  alla sbarra al tribunale di Parigi con l’accusa di «apologia di terrorismo» dopo il suo incendiario messaggio su Facebook in cui diceva di sentirsi «Charlie Coulibaly» in seguito alle stragi jihadiste di inizio gennaio.

Dieudonné è un caso limite? In base alla legge francese, la libertà d’espressione non è incondizionata ma sottoposta a un duplice ordine di limitazioni.  Il primo si configura in caso di eventuali diffamazioni e ingiurie, il secondo qualora si istighi all’odio contro una categoria di persone, sulla base di elementi di ordine religioso, razziale o sessuale. E questo, per molti, è proprio il caso di Dieudonné .

Il testo legislativo di riferimento è in Francia quello della legge del 29 luglio 1881 , poi aggiornata nel corso delle legislature.
Limitazioni alla libertà d’espressione erano però già iscritte nella «Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789» che all’art. 11 recitava: «La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo: ogni cittadino può parlare, scrivere e dare alle stampe liberamente, salvo rispondere poi degli eventuali abusi, nei casi previsti dalla legge». In merito all’umorismo e alla satira, la legge francese vieta poi di fatto l’accanimento gratuito e ripetitivo contro una specifica categoria di persone. Questo è il punto più controverso nel caso di Dieudonné: il carattere laico dello Stato non vieta  di indirizzare la satira contro una religione, ma vieta l’istigazione all’odio contro i suoi fedeli e l’apologia di crimini contro l’umanità.