D’Alema accusa: i renziani come Stalin mi cancellano dalle foto…

Matteo Renzi contro i dissidenti non esita a usare metodi “stalinisti”. Un’accusa pesante, che arriva da Massimo D’Alema, il quale non fa mistero di trovare indigeribile tutto ciò che fa l’attuale premier, dalla riforma dell’articolo 18 alle pretese di “rottamazione”. E qual è adesso l’ennesimo casus belli? D’Alema sostiene che l’entourage di Palazzo Chigi ha fatto circolare fotografie di Sergio Mattarella in cui si evita accuratamente di mostrare l’immagine dello stesso D’Alema che era presidente del Consiglio dal 1998 al 2000 quando Mattarella era vicepremier e poi ministro della Difesa.

Come i renziani trattano i dissidenti

Che si sia trattato di censura D’Alema non ha dubbi. E non manca un’annotazione sarcastica: “Nei regimi stalinisti c’erano degli specialisti che cancellavano dalle fotografie i volti dei dissidenti. Nel Pd abbiamo dimenticato tanti valori della sinistra ma questa tradizione è rimasta”. La differenza è che Stalin i dissidenti li faceva anche ammazzare, non si limitava a cancellarli dalle foto. Nel caso di Renzi la “purga” fotografica è più soft ma avrebbe sempre lo stesso scopo: il culto della personalità che era caro ai dittatori del Novecento. Renzi vuole far passare alla storia l’idea che a volere Mattarella al Quirinale è stato lui, e lui solo. E pazienza se era stato D’Alema ad aver “scoperto” per primo le doti governative dell’attuale presidente della Repubblica. Deve restarsene nel suo cono d’ombra di dissidente rottamato.