Cristiani perseguitati in India: per Obama «un’intolleranza scioccante»

La stampa indiana ha dato grande risalto a un nuovo riferimento del presidente americano Barack Obama a episodi di intolleranza religiosa manifestatisi in India e che a suo avviso «sarebbero stati uno shock per il Mahatma Gandhi». Il capo della Casa Bianca ha espresso il suo giudizio giovedì partecipando con la moglie Michelle Obama alla colazione nazionale di preghiera a Washington durante cui ha osservato che «vediamo come in molte parti del mondo la fede sia stravolta e distorta, utilizzata come un cuneo, o peggio, talvolta come un’arma». Ricordando poi il suo recente viaggio a New Delhi, Obama ha detto: «Michelle e io siamo ritornati da un incredibile, bellissimo Paese, pieno di splendida diversità, ma un luogo dove negli anni scorsi la fede religiosa di ogni denominazione è stata colpita, con atti di intolleranza che sarebbero stati uno shock per Gandhi». Il 27 gennaio scorso, a conclusione della sua visita in India, aveva toccato una prima volta questo delicato tema quando aveva sostenuto, in allusione a tensioni emerse fra hindu, cristiani, musulmani e sikh, che l’India «raggiungerà ambiziosi obiettivi fintanto che non si dividerà su criteri di religione».

Nel mirino dell’India dopo le chiese anche i vescovi

La discriminazione religiosa (soprattutto nei confronti dei cristiani) non lascia indenne il clero. Il ministro dell’Interno indiano Rajnath Singh ha chiesto ai responsabili della Divisione Stranieri del suo dicastero di presentargli un rapporto sulle ragioni per cui è stato negato il visto agli arcivescovi cattolici Arthur Roche e Protase Rugambwa. Lo scrive l’agenzia di stampa Ians. La decisione di Singh, ha spiegato un responsabile ministeriale, è stata comunicata ad una delegazione di rappresentanti delle chiese cristiane da lui ricevuta per discutere sui recenti attacchi a cinque chiese cattoliche di New Delhi. Monsignor Roche, segretario della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, e monsignor Rugambwa, segretario aggiunto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e presidente delle Pontificie opere missionarie, dovevano partecipare a Bangalore ad un simposio della Conferenza dei vescovi cattolici indiani (Ccbi) su “Liturgia e Vita”. Per spiegare le “ragioni tecniche” che hanno portato al rifiuto del visto, alcune fonti hanno indicato che Roche e Rugambwa non avrebbero avuto «un passaporto diplomatico della Santa Sede, ma uno comune». Il particolare è stato smentito da un autorevole rappresentante ecclesiastico a Delhi secondo cui i due dignitari, «avendo di fatto un rango di vice-ministri, disponevano di passaporti diplomatici».