Cortei a Roma, l’ultrasinistra alza la tensione minacciando CasaPound

Lamentano la «provocazione» i collettivi di Roma. E chiedono che il questore vieti il sit in che CasaPound Italia ha convocato per sabato mattina a piazza Vittorio, da dove nel pomeriggio dovrebbe partire il loro corteo contro la manifestazione convocata da Matteo Salvini a piazza del Popolo. «Non neghiamo a nessuno il diritto di manifestare, ma le contromanifestazioni esistono da sempre», ha detto in un’intervista di oggi a Il Tempo, Luciano Governali, uno dei responsabili delle sigle che aderiscono al corteo #MaiconSalvini.

Il tam tam di collettivi & co

Lo stesso refrain viene proposto da giorni da diversi esponenti dei centri sociali, della sinistra radicale e anche delle istituzioni cittadine, con il vicesindaco Luigi Nieri che ha commentato il sit in di CasaPound dicendo che «sarebbe gravissimo alimentare ulteriori tensioni in città». In realtà, come appare fin troppo evidente, è proprio la contromanifestazione dei collettivi a creare allarme.

Il rischio di presunti “infiltrati”

Intanto, si parla da giorni di un rischio “infiltrati”, dicendo che potrebbero inquinare entrambe le manifestazioni. Basta guardare alla cronaca, però, per capire due cose: la prima è che il timore è tutto rivolto alle file dei collettivi; il secondo che “infiltrati” è termine buono per la propaganda, non per una corretta narrazione dei fatti. Alle cronache, infatti, non risultano episodi di incidenti gravi legati a manifestazioni di CasaPound, se ne contano invece a decine per quanto riguarda i cortei di collettivi&co. Soprattutto, fotografie e filmati di episodi recentissimi hanno dimostrato che i presunti “infiltrati” in realtà erano perfettamente organici al corteo, dal quale erano stati prima protetti e poi agevolati nel guadagnare il comando della situazione. Fa “scuola” su tutte la manifestazione di Cremona di fine gennaio.

Quelle contromanifestazioni sempre davanti alla sede di CasaPound

Il secondo elemento che appare quanto mai chiaro a chi abbia un minimo di conoscenza di ciò che avviene nella piazza romana è che se una provocazione c’è – magari auspicando anche il contatto – è proprio la convocazione della contromanifestazione a piazza Vittorio, ovvero a nemmeno duecento metri dalla sede di CasaPound. D’altra parte, anche questa non è una novità: di fatto, ogni volta che CasaPound Italia convoca una manifestazione, i collettivi decidono di darsi appuntamento sotto le sue finestre o quasi. Il che, abitualmente, fa salire alle stelle la tensione in città, impegnando decine di agenti di polizia e mantenendo vivo fino all’ultimo istante che il rischio che al movimento venga negato quel diritto a manifestare che i collettivi invocano come sacro. Ovviamente, solo quando si tratta del loro.