Consulente della Serbia che aveva bombardato: ecco lo stile Blair

Tony Blair era stato fra i leader occidentali più risoluti nel bombardare Belgrado nel 1999. Ma dopo 16 anni dalla Guerra del Kosovo l’ex leader britannico diventa a sorpresa il nuovo consulente del governo serbo in un programma di collaborazione che sarebbe stato finanziato dagli Emirati arabi uniti. Come ha rivelato il Guardian, l’ex numero uno laburista lavorerà a stretto contatto col primo ministro Aleksandar Vucic, che nel corso del conflitto era stato ministro dell’Informazione e aveva polemizzato con toni veementi con l’allora premier britannico. Non si conosce l’ammontare del compenso che verrà dato a Blair ma sarà di sicuro molto generoso visto che si tratta di uno dei più richiesti consulenti a livello internazionale.

Consulente assai richiesto

Richiesti ma anche controversi. Nel lungo elenco di suoi clienti ci sono anche leader finiti sotto accusa per la violazione di diritti umani, come il presidente kazako, Nursultan Nazarbaev, o quello del Kenya, Uhuru Kenyatta. La nuova consulenza di Blair sta facendo molto discutere anche in Serbia. Per Borko Stefanovic, capo del maggiore gruppo d’opposizione, il governo di Belgrado non è affatto credibile, in particolare Vucic che prima ha attaccato Blair in tutti i modi «e ora lo presenta come il fattore chiave nel rendere il Paese più efficiente». La scelta degli Emirati arabi come ‘tramite’ deriva dal fatto che lo Stato del Golfo ha da tempo fatto forti investimenti nel Paese balcanico, fra cui un prestito agevolato da un miliardo di dollari a Belgrado.

da mediatore a consulente

Il rapporto fra Vucic e Blair, che un tempo si erano tanto odiati, appare decisamente anomalo. E del resto l’ex premier britannico avrebbe visitato Belgrado diverse volte per una serie di incontri ai massimi livelli con le autorità locali. I critici inoltre sostengono che i legami economici di Blair con Abu Dhabi stiano minando il suo ruolo di inviato di pace del Quartetto per il Medio Oriente. Già in passato l’ex premier era finito sotto accusa in proposito: sia per dedicare poco tempo alla sua importante funzione di mediatore che per utilizzarla a fini personali. Nei mesi scorsi il Sunday Times lo aveva bollato come un ‘broker’ molto ben retribuito della PetroSaudi, la compagnia petrolifera fondata da un membro della famiglia reale saudita, per aver fatto da intermediario con la Cina al fine di siglare contratti sfruttando le sue conoscenze internazionali.