Condannato per pedopornografia consigliere della giunta Vendola

Doveva ripresentarsi alle elezioni regionali in una lista di centrosinistra, non potrà più farlo dopo la condanna per pedopornografia Aurelio Gianfreda, 66 anni, ex esponente dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, attualmente nella maggioranza di Vendola, consigliere regionale della Puglia dei Democratici Autonomi ed ex sindaco di Poggiardo (Lecce). Gianfreda era accusato di condivisione e detenzione di materiale pedopornografico, reato aggravato dalla quantità. La condanna (due anni e quattro mesi di reclusione)  è stata decisa al termine del processo con rito abbreviato. Il gup del tribunale di Lecce Annalisa De Benedictis ha invece assolto l’imputato «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di produzione di materiale pedopornografico.  Quest’ultima accusa era stata contestata perché nella memoria della macchina fotografica del consigliere regionale erano state ritrovate alcune immagini in cui era stata immortalata una ragazza in pose hard che, per gli inquirenti, era una minorenne. E proprio ma non solo su questo punto si era incentrata la difesa del politico, rappresentata dagli avvocati Luigi Corvaglia e Corrado Sammarruco, che ha sempre sostenuto come la ragazza fosse superiore ai 18 anni così come risulta da una perizia.

Gianfreda, da Di Pietro a Vendola

Nell’udienza dello scorso 27 gennaio il pm Carmen Ruggiero aveva chiesto la condanna di Gianfreda a tre anni e sei mesi. L’inchiesta, partita nel 2011 da Trento, portò nel maggio 2011 al ritrovamento su computer dello studio professionale d’ingegneria del politico salentino, di materiale fotografico e video contenente scene di sesso con minorenni. Si trattava di file-civetta, appositamente immessi dagli inquirenti in rete per individuare chi scarica materiale pedopornografico. Gianfreda si era detto sempre innocente, dichiarazioni le sue avvalorate anche dal suo collaboratore di studio, Cosimo Damiano Gravante, di 57 anni, che si era assunto la responsabilità di quanto sequestrato chiedendo di patteggiare una pena di otto mesi di reclusione. Un’autoaccusa, secondo la sentenza, per coprire dallo scandalo il suo capo. Gravante aveva già patteggiato una pena di otto mesi. «Con un fardello sulle spalle del genere», ha commentato al telefono con il Corriere Salentino il consigliere regionale Gianfreda, «non mi candiderò alle prossime Regionali perché non ci sono più le condizioni».