Il commosso applauso di Montecitorio a Falcone e Borsellino

Non poteva mancare – nel discorso inaugurale del presidente della Repubblica – il riferimento alla lotta alle mafie e ai magistrati-simbolo di questo impegno: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due toghe che hanno esaltato come nessun altro il valore dell’autonomia e dell’imparzialità dell’ordine giudiziario. Avevano le loro idee (nota la simpatia di Borsellino, che da universitario aveva militato nel Fuan, per la destra italiana) e le loro simpatie politiche. Mai, però, se ne sono lasciati condizionare. Nel loro nome, Mattarella ha voluto racchiudere i «molti eroi» caduti sotto il piombo delle cosche criminali. Non poteva mancare perché il neo-presidente è palermitano e, soprattutto, perché ha conosciuto direttamente il dolore causato dalla violenza mafiosa. Il fratello Piersanti spirò tra le sue braccia dopo esse stato crivellato di colpi il 6 gennaio del 1980.

Il senso dello Stato di Falcone e Borsellino

È stata quindi tutt’altro che rituale la standing ovation tributata dall’Aula di Montecitorio al nuovo Capo dello Stato quando ha citato i due magistrati. Persino le tribune del pubblico si sono unite all’applauso dei Grandi elettori. Un piccolo strappo alla rigida etichetta di Montecitorio più che giustificato. Così come lo erano gli occhi lucidi dei docenti del dipartimento di Scienze giuridiche di Palermo, la facoltà dove Mattarella ha insegnato Diritto parlamentare.

Polemiche su Napolitano per la “trattativa”

Il tema del contrasto alla mafia, tuttavia, non è unificante. Rischia, anzi, di riaprire vecchie ferite mai rimarginate. Reazioni polemiche sono arrivate proprio dai congiunti dei due magistrati citati. «Ricordare i giudici non basta, l’importante sono i fatti», è il commento di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che ha aggiunto: «Io mi aspetto che questo presidente faccia atti per agevolare la strada della verità e della giustizia anche per differenziarsi dal suo predecessore che su quella strada ha posto dei macigni». Riferimento neanche troppo velato al cosiddetto processo sulla trattativa Stato-mafia ed al conflitto di attribuzione sollevato da Napolitano davanti alla Consulta, definito da Borsellino una «delegittimazione dei magistrati palermitani». Più concilianti le parole di Maria Falcone, sorella di Giovanni: «Le mafie vanno combattute con forza – aggiunge – e senza titubanze. E’ necessaria una costante attenzione, perché la criminalità organizzata oltre a essere un peso sociale insostenibile, lo è anche sul fronte economico e toglie speranze e futuro alle nuove generazioni».