La “cura” di Renzi non funziona: gli italiani non si fidano e tirano la cinghia

Il 2014 passa agli archivi come un altro anno “nero” per il commercio al dettaglio, con le vendite che scendono dell’1,2%. Lo rileva l‘Istat che aggiunge: si tratta del quarto anno consecutivo che chiude in calo, anche se rispetto al 2013 la caduta rallenta. Nel 2014 male sia il settore alimentare (-1,1%) che il resto dei comparti (-1,2%). Un dicembre in chiaro scuro per il commercio al dettaglio, che in novembre subisce il calo dello 0,2%, tornando a scendere dopo tre mesi, anche se solo dello 0,1%, su base annua, grazie alla spinta degli alimentari (+0,8%). D’altra parte dicembre è il mese delle feste Natalizie. L’ultimo bilancio positivo per il commercio al dettaglio, specchio dei consumi, è stato infatti il 2010, dopo sono succeduti tutti cali. Guardando ai diversi canali di distribuzione, il giro d’affari si contrae sia per i grandi punti vendita (-0,4%) con l’eccezione dei discount (+2,4%) che, soprattutto, per i piccoli negozi (-1,8%). Quel che più colpisce è che non c’è capitolo di spesa che si salvi. Rispetto al 2013 le vendite sono diminuite anche per i farmaci (-1,2%), l’abbigliamento (-1,0%), i mobili (-1,1%) o gli elettrodomestici (-1,2%). Ancor peggio è andata per il comparto dell’informatica e della telefonia (-2,8%), mentre hanno tamponato le perdite i settori calzature-articoli in cuoio e giochi (-0,1%).

Commercio: calano le esportazioni

Quanto alle esportazioni, quelle verso i Paesi extraeuropei diminuiscono a gennaio del 2,4% rispetto al mese precedente e del 3,5% rispetto a gennaio 2013. Secondo l’Istat, sono in calo anche le importazioni (-0,4% su mese e -8,5% su anno). La flessione congiunturale delle vendite è dovuta in particolare all’energia (-18,5%) e ai beni strumentali (-2,7%). Solo l’export di prodotti intermedi (+0,4%) è in lieve espansione. Anche sulle importazioni pesa l’energia (-5,8% su mese) e sono in contrazione congiunturale i beni strumentali (-3,2%) e i beni di consumo durevoli (-2,2%). Sono invece in ”crescita considerevole” (+5,5%) gli acquisti di prodotti intermedi. Pure nel confronto con l’anno precedente l’energia gioca un ruolo chiave con un calo del 25,2% per l‘export e del 35,7% per l’import. Al netto della componente energetica le importazioni sono in ”forte espansione” (+6,7%) ed è ”particolarmente rilevante” l’incremento degli acquisti di prodotti intermedi e di beni strumentali (entrambi +7,3%). Quanto ai principali mercati di sbocco per le vendite extra Ue sono in crescita gli Stati Uniti (+24,4%) e in ”marcata contrazione” la Russia (-36,7%), i paesi Mercosur (-24%), Asean (-12,8%) e Giappone (-12,7%).