Charlie Hebdo torna a fine mese, l’Iran replica con le vignette sulla Shoah

Charlie Hebdo si prende una pausa ma non troppo lunga: tornerà in edicola il 25 febbraio. Ma nel frattempo l’Iran lancia un provocatorio concorso per disegni satirici sulla negazione dell’Olocausto. Il concorso di disegni sulla Shoah, che nella mente degli organizzatori servirebbe forse a ‘pareggiare i conti’ con le vignette su Maometto del settimanale francese giudicate blasfeme, è stato lanciato dall’Istituto iraniano del fumetto che ha messo in palio sostanziosi premi in denaro – 12.000, 8.000 e 5.000 dollari – per i primi tre classificati.

Vignette negazioniste anche nel 2006

I lavori saranno inoltre esposti al Museo Palestinese d’Arte Contemporanea di Teheran. Non è la prima volta che in Iran si tiene un concorso di vignette negazioniste, era accaduto già nel 2006. Ma in questo caso, hanno detto gli organizzatori al quotidiano Teheran Times, si tratta di una reazione alle “offensive vignette” su Maometto pubblicate dal settimanale francese che lo scorso 7 gennaio è stato vittima del feroce attentato terrorista in cui sono morte 12 persone, tra cui otto redattori.

La campagna #IloveMohammad

L’ultima copertina di Charlie Hebdo con l’immagine di Maometto in lacrime continua a far infuriare gran parte del mondo islamico: sabato scorso a Kabul una manifestazione contro le vignette francesi degenerata in scontri è finita con 24 feriti.  Sempre in Iran sta diventando sempre più popolare la campagna sui social network con l’hashtag #IloveMohammad che vuole “denunciare l’orrore del terrorismo” e “rispondere all’islamofobia”. Secondo il sito Al Monitor, molti iraniani ritengono infatti che l’attentato a Charlie Hebdo abbia creato all’Islam più danni dei suoi disegni, e che i terroristi abbiano contribuito a diffondere l’idea che l’Islam sia una religione violenta. Una settimana fa, il noto religioso Shahab Morahdi ha chiesto agli attivisti sul web di pubblicare tre slogan: “Amo Maometto”, “Odio il terrorismo” e “Condanno gli insulti al Profeta”, in persiano, inglese, francese e arabo.