Il centrodestra del futuro si faccia seguendo la lezione di Tatarella

Qualcuno avrebbe voluto una pubblica celebrazione dei ventennale della nascita di An. Ma con tutti i protagonisti presenti la inevitabile polemica avrebbe oscurato ogni altro aspetto. Personalmente non ho alcuna intenzione di fare sconti, né oggi né mai, a chi ha causato gravi danni alla prospettiva del centrodestra. Non servono liti pubbliche. Semmai riflessioni di ciascuno. È utile oggi un conato reducistico che punti a una ricomposizione della destra tanto difficile quanto inutile? Più che rifare la destra. qui urge rifare il centrodestra. E questo è stato a lungo il problema italiano. Don Sturzo tentò di unire Dc, Msi e monarchici in occasione delle comunali di Roma del 1952 per battere le sinistre. De Gasperi e il cardinal Montini misero il veto e il centrodestra non nacque.

Per decenni solo pretesti contro la destra. Poi nel 1994, il centrodestra

Otto anni dopo Tambroni, Dc, ebbe l’appoggio determinante del Msi per il suo governo. Il Pci usò il pretesto del congresso missino a Genova per scatenare la piazza, abbattere Tambroni, impedire l’alleanza di centro e destra. Dopo vari tentativi di “apertura” della destra, senza esiti decisivi, il centrodestra nacque solo nel 1994, grazie alla discesa in campo di Berlusconi, che formò il “polo” con destra, settori cattolici, Lega e Forza Italia. La vicenda con vittorie e sconfitte, tradimenti e suicidi politici, dura in qualche modo tuttora. A destra chi tenne viva negli anni Ottanta e seguenti l’idea di centrodestra fu Pinuccio Tatarella. Quando dedicava riviste e convegni al tema, alcuni nel Msi ancora dicevano «siamo al di là di destra e sinistra». Non sono ancora scesi dalla cattedra di maestri dell’errore.

La grande lezione di Tatarella

Tatarella seminò, selezionò gruppi dirigenti, convinse scettici, avversò ottusi, spinse altri più mediatici sotto i riflettori. Fece arrivare pronta la destra all’appuntamento del ’94. Non bisogna inseguire il potere. Ma rendere competitiva per la vittoria la destra con un ampio schieramento di centrodestra. Il tema era quello, nel dopoguerra, tra veti ostili, o negli anni Novanta, senza più troppi veti. Ora che un ciclo politico si esaurisce, la questione resta questa. Unire il centrodestra su proposte credibili per affrontare la sfida e vincere. Con forze nazionali, cattoliche, liberali. La soluzione non è il neocelodurismo, orecchino e ipad dell’urlante Salvini, alleato importante ma non leader di coalizione vincente, tantomeno destrine, centrini, correntine da 4 amici al bar. Il progetto è quello tatarelliano: il centrodestra italiano, patriottico, cattolico, liberale e presidenzialista. Tatarella ci ha lasciato l’8 febbraio del 1999. Le sue idee no. E sono quelle giuste. Chi le ha maciullate resti a casa. Chi le coltiva le metta in pratica.