Martelli contro Mattarella: ma quale santo… Vi spiego perché

Durissimo il giudizio di Claudio Martelli sul nuovo presidente della Repubblica. Martelli era ministro della Giustizia nel governo Andreotti. Mattarella non è tra i morti che hanno combattuto la mafia a viso aperto e non può essere paragonato a chi è caduto mentre era in guerra con le cosche”. Un comportamento “intollerabile, chi lo manifesta non è degno di ricoprire l’ ufficio di ministro della Giustizia”, fu la replica della vedova Mattarella. Una polemica vecchia, su cui in un’intervista al Fatto Quotidiano dice la sua Martelli: “Intervenni dopo, a pochi giorni dall’ omicidio Lima, perché nella Dc si stava facendo spazio questa sorta di accostamento poco giudizioso tra la morte di Salvo Lima e le altre vittime della mafia. Non vi fu nessuna aggressione alla memoria di Piersanti né alla famiglia. Mi concentrai su una distinzione netta tra Piersanti Mattarella e La Torre. Il primo aveva combattuto la mafia contrastando il sistema di potere all’interno del suo partito, Lima, Gioia, Ciancimino, e per questo forse fu ucciso. La Torre no, la sua fu una battaglia dura, netta, contro Cosa Nostra e i suoi legami politici”. Il giornalista del Fatto ricorda come Martelli “tirò in ballo la figura di Mattarella padre, Bernardo, definendolo il leader politico che traghettò la mafia siciliana dal separatismo, alla Dc, e Sergio Mattarella definì il suo livello come miserabile”.

Il giudizio critico

La replica di Martelli è immediata: “Non mi sono mai inventato accuse nei confronti di Bernardo Mattarella. Le cose che dissi all’epoca le presi dalla relazione di minoranza presentata dal Pci in Antimafia e firmata da Pio La Torre“. Ma il giudizio dell’ex ministro della Giustizia su Mattarella è ancora dopo tanti anni tranchant: “È un uomo che merita rispetto. Quella foto del 6 gennaio 1980 è l’ immagine di un dolore indicibile, instancabile, che non passa mai. È una sorta di battesimo, una vocazione originaria. Ma la santificazione no, non mi piace. Aspettiamo. Sergio Mattarella è stato un uomo di partito, di corrente, di polemiche aspre. È stato l’uomo che all’ indomani del ribaltone che defenestra Romano Prodi diventa il vicepresidente del Consiglio con D’Alema. E anche quelle dimissioni dal governo sulla legge Mammì aspetterei a leggerle come una scelta ideale, diciamo che furono ordini di corrente ai quali Mattarella e altri ministri ubbidirono”.