Il burqa, la carne e il diavolo… il cardinale contro la chirurgia estetica

Fa scalpore una frase contenuta in un documento pontificio sulle culture femminili che definisce la chirurgia estetica come un “burqa di carne”. Fa scalpore perché proviene dal cardinale Gianfranco Ravasi e ancor di più perché è stata sottoscritta dall’attrice Nancy Brilli (testimonial del convegno del Vaticano sul tema), compagna di un chirurgo estetico. Oggi si indigna su Repubblica Natalia Aspesi, risfoderando il motto emancipazionista “lasciateci scegliere”.

La condanna del “ritocco” berlusconiano…

Val la pena di ricordare, per inciso, che la cultura progressista è reduce da anni di lamentele contro la cultura del “ritocco”, considerata tanto berlusconiana quanto volgare: tendenza cui ha opposto come vessillo identitario la famosa frase dell’attrice Anna Magnani al trucco e parrucco di giornata: “non me toccà le rughe, c’ho messo una vita a farmele”. Ovvio che Anna Magnani va bene, il cardinale invece no, non va bene. Perché è maschio o perché è clericale o per tutt’e due le cose.

Ravasi ha detto una cosa femminista

Ma non viene in mente a Natalia Aspesi che in realtà Ravasi ha detto una cosa molto femminista (cioè in favore delle donne): ha invitato cioè le donne ad essere se stesse senza adeguarsi a modelli imposti dall’esterno, da un edonismo da “vacanze a Sharm”, che anziché tradursi in maggiore libertà diviene standard oppressivo proprio come un burqa, proprio come un velo che oscura la specificità di ciascuna.

Il diritto di essere belle

Nessuno scandalo, dunque. Fermo restando il diritto di tutte di ricorrere al bisturi se ne hanno voglia. Ma per piacere a se stesse, non ai canoni del giovanilismo straccione. O anche per omaggiare Coco Chanel e le sue idee sul dovere della bellezza: “La natura ti dà la faccia che hai a vent’anni, è compito tuo meritarti quella che avrai a cinquanta”.