Altro che «buona scuola»: nelle aule risuona il fallimento della ricetta Renzi

Per Karl Popper la cattiva maestra da cui guardarsi era la televisione. Oggi, di insegnanti allo stremo delle forze e in deficit di risorse sono piene le aule. Una situazione che ha incistato difficoltà ataviche e soluzioni tampone, riassunta in poche battutte, su tutti, dal segretario nazionale dell’Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo, che riguardo le iniziative vantate dall’esecutivo capitanato dal premier toscano ha tristemente dovuto riconoscere: «Il governo Renzi con il bel titolo la Buona Scuola ha tentato di propagandare una valorizzazione ed una riorganizzazione del settore scolastico che in breve tempo si è rivelata essere solo fumo negli occhi».

Solo fumo negli occhi

Un fumo andato in faccia a docenti e famiglie, ma che non ha impedito a entrambe le categorie comprese di assistere impotente all’ennesimo colpo inferto contro il diritto a un’istruzione di livello che dovrebbe essere garantito agli studenti, contro  le tutele delle varie fasce professionali coinvolte a vario titolo nella scuola, contro le rivendicazioni di professionisti a cui viene affidata la preparazione – e il futuro – dei nostri figli. E purtroppo non è nemmeno la prima volta: «Siamo abituati ai “sapientoni” di turno che proclamano di aver pronta la pozione miracolosa per il sistema scolastico italiano, quando poi la realtà è sempre un’altra», ha proseguito Mascolo. Che poi ha anche aggiunto: «Non esistono riforme a costo zero, tanto più non lo è la “Buona Scuola” perché, oltretutto, a pagarla in anticipo sono stati proprio i lavoratori con il blocco del contratto di lavoro, con la storia infinita degli scatti di anzianità e delle mancate immissioni in ruolo, con gli indiscriminati tagli agli organici del personale. Addirittura – ha poi concluso il sindacalista dell’Ugl – dopo aver espletato gli adempimenti per l’inserimento e l’aggiornamento delle graduatorie di terza fascia del personale docente e Ata, sembrerebbe non vi sarà certezza per chi è inserito nelle stesse in quanto passibili di eliminazione. Senza dimenticare che il governo ha inserito nella sua “black list” il termine «confronto», non comprendendo che invece è l’unica strada per iniziare con il piede giusto un percorso di riforma tanto indispensabile, quanto semplice da realizzare».