Brasile, di nuovo in fiamme le favelas di Rio: troppa violenza nelle strade

Peggiora la situazione in Brasile, malgrado la rielezione di Dilma Rousseff, che aveva promesso radicali cambiamenti soprattutto nel settore sociale. Alcune centinaia di abitanti della favela Mare di Rio de Janeiro sono scesi in strada, la notte scorsa, per protestare contro l’incremento della violenza nella zona culminato in morti anche recenti. I manifestanti, che si sono dati appuntamento attraverso una convocazione sui social network, per alcune ore hanno bloccato il traffico della Avenida Brasil e della Linha Amarela, due delle più importanti vie di collegamento della città. Il Conjunto da Mare è un territorio vasto circa 10 chilometri quadrati a ridosso dell’aeroporto internazionale di Rio in cui sorgono 15 baraccopoli controllate da narcotrafficanti.

Proteste contro la brutalità della polizia

Il governo locale ha nel frattempo militarizzato l’area in vista delle Olimpiadi del 2016. Ma i residenti accusano le forze dell’ordine di agire con brutalità e le responsabilizzano per i numerosi casi di innocenti vittime di pallottole vaganti. Intanto è giunta al sesto giorno consecutivo, sempre in Brasile, la protesta dei camionisti contro il rincaro del diesel, il costo del pedaggio e il prezzo del trasporto: file chilometriche di tir si sono formate in almeno sette Stati (Rio Grande do Sul, Paranà, Santa Catarina, Minas Gerais, Mato Grosso, Mato Grosso do Sul e Goias), paralizzando il traffico e compromettendo, da ultimo, anche le esportazioni agroalimentari, come quelle di pollame e suini (un affare da 27 milioni di dollari al giorno). E nei principali centri urbani iniziano già a scarseggiare cibo e carburante. Lo sciopero è stato proclamato a tempo indeterminato dalla categoria. L’Avvocatura dello Stato ha intanto chiesto al ministero della Giustizia d’imporre multe da 100 mila reais (30 mila euro) per ogni ora in cui i camionisti si rifiuteranno di liberare il regolare flusso automobilistico.

Nuove denunce in Brasile per tangenti a politici

Novità anche sul fronte della corruzione politica: la procura della Repubblica brasiliana ha denunciato l’ex direttore dell’Area internazionale di Petrobras, Nestor Cerverò, per riciclaggio di denaro e associazione per delinquere. Insieme all’ex dirigente altre due persone sono accusate degli stessi reati, appurati nell’ambito dell’inchiesta Lava Jato (Autolavaggio), riguardante presunte tangenti a politici elargite dai vertici del colosso petrolifero statale. Secondo il pm, Cerverò usava il suo posto di direttore per favorire la scelta di determinate aziende mediante il pagamento di mazzette.