Bombassei accusa: Renzi guida una maggioranza di bulli

Parlamentari che lasciano Scelta civica e traslocano nel Pd. Un esodo, lo definisce il Corriere della Sera. Un esodo “di cattivo gusto”, dichiara in una intervista Alberto Bombassei, titolare della Brembo e vice presidente di Confindustria dal 2008 al 2012.
L’imprenditore, che entrò in politica e in Parlamento ammaliato da Mario Monti, se la prende con i colleghi che, alla viglia del congresso del partito, traslocano nel Pd e attacca il premier Matteo Renzi senza peli sulla lingua. “Noi abbiamo appoggiato il suo governo in modo trasparente e lui l’altra sera in tv ha detto: “Non so se Scelta civica esiste ancora..”.

Un atteggiamento guascone

Renzi ha “un atteggiamento guascone, sprezzante nei confronti delle rappresentanze politiche minori. Delega ogni riforma a una maggioranza bullesca”. Usa toni sferzanti Bombassei. “Non salto da un  posto all’altro per mantenere la poltrona”, dice. Quanto ai futuri rapporti con il governo di quel che resta di Scelta civica, bisognerà  “rinegoziare  la nostra presenza in maggioranza”. Nessuna obbedienza cieca a chi dice di schiacciare il bottone rosso o quello verde. Se questo non è possibile, meglio “ripensare” tutto. “A 74 anni – confessa – non ho velleità di fare carriera politica”.

Insufficienti le riforme del lavoro

Poi vien fuori l’anima del politico-imprenditore che analizza le riforme del lavoro fatte dal governo Renzi e le giudica insufficienti. “Se si vuole mantenere l’Italia un Paese industriale si deve ridurre il costo del lavoro e quello dell’energia, vanno defiscalizzate
le nuove attività industriali”. In tema di “concertazione”, non riconoscere a sindacato e Confindustria il “ruolo di organismi di rappresentanza” è un “eccesso di opportunismo politico, che genera risentimenti e rischia di lasciare macerie. Non è tutto. Bombassei, nell’intervista,  torna con la mente ai giorni del governo Letta. In quel frangente restò colpito dal messaggio di Renzi a Letta:”Enrico stai sereno”, poco prima di prenderne il posto a Palazzo Chigi. “Nel nostro mondo, non politico, questo comportamento non è ben considerato”, dice. “Scrissi a Letta una lettera di scuse. E a Monti, che di Scelta civica fu il fondatore, imputa il fatto di “non aver il fisico, lo stomaco per digerire le critiche”. Insomma politica ed economia e impresa sono mondi diversi, “non così comuni”. Bombassei si sente in qualche modo respinto dalla politica. “Non ci si improvvisa politici – conclude – ma i politici non possono improvvisarsi finanzieri o economisti: si poteva e si doveva fare squadra in modo equilibrato”. Ora la squadra di Scelta civica è ridotta al lumicino. Sbrindellata, dispersa, in fuga verso altri lidi. Anzi, risucchiata dalla calamita di Renzi.