Bersani sfida il premier: no al Patto del Nazareno, sì al metodo Quirinale

E’ tutta questione di “metodo”. Dopo le vicende del Quirinale la minoranza in casa Pd non demorde. Anzi, rilancia. Se ne fa portavoce Pier Luigi Bersani. Dalle colonne di Repubblica l’ex segretario fa intendere che il metodo che ha portato alla elezione di Mattarella è quello giusto. Un modo come l’altro per far sapere a Renzi che loro, gli ex Ds, non demordono. Vogliono che il Patto del Nazareno sia definitivamente archiviato. “Noi non chiediamo né verifiche né rimpasti”, precisa Bersani. Come dire: non siamo un partitino. L’allusione al “cespuglio” di Alfano è evidente. Semmai l’obiettivo è “il riconoscimento  formale di un dato di fatto: i democratici adesso possono governare quasi da soli e spostare gli equilibri anche sui provvedimenti in cantiere”. Bisognerà vedere cosa ne pensa Renzi, dal momento che le richieste non sono affatto semplici e “toccano alcuni capisaldi dell’azione di governo”. Come “la revisione del decreto fiscale mettendo il tetto della non punibilità per le somme evase anche al 3 per cento ma indicando una cifra massima. Sul Jobs act, inoltre, il premier ha fatto capire che non è più questione del Parlamento. Quanto all’Italicum i toni più concilianti di Forza Italia inducono Renzi a riflettere prima di far saltare il tavolo con Berlusconi. Insomma, nell’articolo di Goffredo De Marchis i retroscena che stanno animando la discussione il seno al Pd prefigurano un cammino tutt’altro che agevole per il governo. Le parole di Bersani sono molto chiare: “L’elezione di Mattarella dimostra che un Pd compatto è davvero il baricentro della politica italiana. Tutte le scelte strategiche possono e devono nascere dentro il nostro partito. Tanto, quando servono dei voti di fronte alle decisioni equilibrate e giuste, quei voti arrivano. La prova è il voto del Quirinale”. Parole che hanno l’acre sapore di un avviso ai naviganti. Acque agitate, in vista.