Bersani minaccia Renzi: «Non voterò mai la legge elettorale»

Bersani torna a far sentire la sua voce. Una voce ferma che dice no alla riforma della legge elettorale e alla modifica costituzionale prevista dal testo Boschi. Torna così a farsi viva la sinistra Ds che evidentemente non vuol saperne di sottostare al renzismo trionfante che ha ormai colonizzato il partito. L’attacco  di Bersani è  affidato ad un’intervista concessa al quotidiano della Cei,  Avvenire.  L’ex segretario lancia così un paio di chiari avvertimenti al premier Matteo Renzi. Tanto per far vedere che non demorde e che nulla può essere dato per scontato. Avvertimenti precisi che riguardano Italicum e riforma costituzionale. Per l’esattezza quello che definisce «Il combinato disposto» tra i due testi.

No alla legge elettorale

Combinato disposto che secondo Bersani «rompe l’equilibrio democratico». Cosicchè, è la minaccia, se la riforma della Costituzione va avanti così «io non accetterò mai di votare la legge elettorale». Critiche durissime che però non si fermano qui. Infatti, l’ex segretario diessino ce ne ha pure per il tanto strombazzato Jobs act. Una misura, spiega, che «mette il lavoratore in un rapporto di forze pre-anni ’70» e che perciò si pone «fuori dall’ordinamento costituzionale».

Minaccia a Renzi

Insomma, sembrano i prodromi di una guerra totale a Renzi questa che il vecchio leader dei Ds ha deciso di annunciare a mezzo stampa. Una contrapposizione netta alla attuale segreteria del partito di cui Bersani non condivide praticamente nulla. A cominciare dalla legge elettorale. Tant’è vero che tiene subito a spiegare che non andrà all’incontro dei parlamentari del Pd con il premier.  E lo fa con una dose di sarcasmo emiliano: «Non ci penso proprio. Perché io m’inchino alle esigenze della comunicazione, ma che gli organismi dirigenti debbano diventare figuranti di un film non ci sto». Eccola perciò la contrapposizione a tutto campo della sinistra Ds. Contrapposizione che, venuto meno il patto del Nazareno,  lascia prevedere non pochi problemi per il cammino delle iniziative parlamentari tanto care al parolaio di palazzo Chigi.