Da aspirante calciatore a boia: diffusa la foto di Jihadi John bambino

Una foto come tante che ritrae un bambino come tanti, sorridente seduto sul prato della sua scuola insieme con i compagni di classe. Continuano ad arrivare particolari sull’identità del boia dell’Isis, Jihadi John. L’esecutore delle decapitazioni che ora fa orrore a tutto il mondo è stato anche un bambino. La foto di “Jihadi John” da piccolo – vero nome Mohamed Emwazi- è pubblicata in esclusiva sul Daily Mail e il Sun. L’istantanea lo ritrae alla St Mary Magdalene Church of England, la scuola elementare nell’ovest di Londra, che Mohamed Emwazi ha frequentato dopo essere arrivato con la famiglia dal Kuwait.

Jihadi John secondo i compagni di scuola

Ecco il ritratto che ne tracciano gli ex compagni di classe: lo hanno descritto come un «ragazzino silenzioso, appassionato di calcio, videogame e arti marziali». Essendo l’unico musulmano a scuola, ha raccontato uno degli studenti, «una volta durante l’ora di religione si è alzato in piedi per parlarci dell’islam». Insomma, Jihadi Johnera un  ragazzino non particolarmente aggressivo e coltivava interessi simili a tanti altri ragazzi, con il sogno di diventare un top-player del football, un aspirante Cristiano Ronaldo, con l’hobby dei video-giochi e della musica rap. Il boia dello Stato Islamico, la cui identità è stata rivelata da fonti di Scotland Yard diffuse dalla Bbc-  è londinese di origine kuwaitiana, cresciuto in una famiglia del ceto medio, conosciuto all’anti-terrorismo dal 2010 quando venne arrestato per sospetti legami con i jihadisti somali Shabaab, affiliati ad Al Qaeda. Jihadi John  una laura da programmatore di computer. Chi lo ha conosciuto, lo descrive come una persona dai modi “gentiep” che ama «vestirsi con stile», seguendo la moda occidentale pur aderendo alla fede musulmana.

La brutale parabola

«Aveva la barba e faceva molta attenzione quando incrociava gli occhi di una donna» racconta un suo conoscente. Pregava nella moschea di Greenwich e dopo essersi laureato all’Università di Wesminster scelse con due amici di andare in Tanzania. L’intenzione dichiarata era di andare a fare un safari ma all’arrivo la polizia locale li fermò, identificò e temendo che volessero unirsi alla guerriglia jihadista somala li rimandò in Europa. Emwazi tornò indietro con un volo per Amsterdam, dove venne interrogato dall’MI5 – il controspionaggio britannico – ed accusato di legami con gli al-Shabaab somali. Tornato in Gran Bretagna nel 2009 decise di trasferirsi nel natio Kuwait ma nel 2010 venne arrestato a Londra – durante un viaggio fra i due Paesi – perché sospettato di terrorismo. Gli vennero prese le impronte digitali e fu perquisito. Da quel momento le sue tracce si perdono, ad eccezione di un breve soggiorno in Arabia Saudita nel 2012 ovvero lo stesso anno in cui si trasferisce in Siria, da dove in più occasioni chiama i genitori e gli amici più cari a Londra. Nel 2014, dopo la formazione del Califfato, gli ostaggi occidentali vengono spostati a Raqqa, in Siria, e “Jihadi John” li segue diventando il protagonista brutale dei video che ne mostrano l’esecuzione: Jim Foley, Steven Sotloff, David Haines, Alan Henning e Abdl Rahman Kassing, seguiti da due nipponici.