Arriva la fiction su Mani pulite che (a sorpresa) “promuove” Berlusconi

Si torna a parlare di Mani pulite e del pool di Milano composto da Di Pietro, Colombo, D’Ambrosio. Si parte dall’arresto di Mario Chiesa e dalla scena dei soldi delle tangenti buttati nel water dal dirigente socialista. Tutti si aspettano quindi un bis riveduto e corretto per la versione televisiva del Caimano di Nanni Moretti: e invece no. La fiction di Sky Cinema – prodotta in collaborazione con La7 e Wildside, e diretta da Giuseppe Gagliardi –  sull’Italia di Tangentopoli, 1992, in partenza a fine marzo e in onda per dieci puntate, non affonda pretestuosamente il colpo nella ferita di Tangentopoli per raccontare e svilire altro. La fiction in questione, infatti, parte dall’evento scatenante della fine della Prima Repubblica, ma per costruire l’ossatura narrativa di un romanzo della realtà che, frase dopo frase, inquadratura dopo inquadratura, ammicca al gioco dell’identificazione dei personaggi per poter però disegnare una galleria di tipi similari, funzionale al racconto di finzione.

Nessuna pretesa revisionistica

Una scelta, quella degli autori al lavoro su un’idea di Stefano Accorsi, che punta quasi tutto sulla scelta di declinare al contesto storico sullo sfondo le vicende di cinque personaggi, alcuni dei quali molto vicini alle indagine di quel momento, altri coinvolti solo in maniera marginale, e tutti accomunati semmai dal ritrovarsi, più o meno coscientemente, alle prese con un cambiamento epocale. Una struttura seriale, quella di 1992, che così concepita non mancherà di far storcere il naso ai narratori integralisti di quel capitolo dell nostro passato recente che, più che come implosione di un sistema accrediatato dalla pratica politica assodata arrivata al suo epilogo, è stato assai più spesso riletto come prologo della scalata berlusconiana sulle ceneri del corrotto e corruttore sistema pentapartitico di storica memoria. E invece no: stavolta questa operazione televisiva sui potenti e la corruzione di casa nostra, girata in stile serial a stelle e strisce – e quindi con relazioni pericolose, aspiranti starlette in cerca di padrini politici, imprenditori corrotti, poliziotti al limite, figlie di papà indagate e cani sciolti –  e senza l’intenzione di riproporre in tv il processo a mani pulite ciclicamente rivissuto e ampiamente metabolizzato, ha sì come asse centrale la nascita di Forza Italia, ma grazie a un Silvio Berlusconi che compare sullo sfondo descritto – come spiega il Corriere della sera in un’ampia pagina dedicata alla fiction – «come un sognatore che, unico in un contesto di crisi e decadenza, propone una visione fatta di ottimismo e speranza».

Una fiction che scatenerà polemiche

Nessuna ambizione revisionistica. Ma nemmeno nessuna rivendicazione moralistica. Forse per questo dalle colonne del Corriere della sera Andrea Balzanetti scrive ancora: «Di questa serie si è già parlato molto, ma finora nessuno l’aveva vista. Riuscendo finalmente a sbirciarla, si ha la conferma innanzitutto che non si tratta affatto di un film documento, bensì di una storia di fantasia e di un affresco d’epoca. In cui, accanto a una ricostruzione di gusti, colori, abiti, stili di vita di quegli anni di crisi, in cui si diffondono i primi cellulari Motorola e le ragazzine impazziscono per Non è la Rai, c’è spazio anche per protagonisti e «vittime» che il 1992 portò alla ribalta». E forse proprio per questi motivi questa coraggiosa operazione culturale susciterà molte polemiche (strumentali)…