Apre Eataly dove c’era McDonald’s. Porchetta al posto del Big Mac

Eataly prende il posto di McDonald’s. Succede a Roma, dove la creatura di Oscar Farinetti va a occupare i locali di piazza della Repubblica che furono del fast food. La nuova apertura è attesa entro l’anno, ma si punta a settembre anche per non perdere la coincidenza con l’Expo di Milano, dedicato al tema del cibo.

La crisi di McDonald’s

Nessun commento sull’avvicendamento da parte dell’amministratore delegato Francesco Farinetti. Intervistato da Repubblica, alla domanda «Italia-Usa uno a zero?» ha replicato che «non sta certo a me dirlo… non sarebbe una cosa elegante». In realtà, non esiste un nesso diretto tra la chiusura di McDonald’s e l’apertura di Eataly, visto che il fast food ha traslocato ormai due anni fa. Il tema è, semmai, quello della crisi del fast food come modello che è andata di pari passo con la crisi economica e con il cambiamento di prospettiva che ha comportato nei consumatori, anche rispetto al cibo.

Gli anni del tracollo

Le difficoltà hanno iniziato a farsi sentire nel 2013, lo stesso anno della chiusura del ristorante a due passi da Termini, quando si registrò una flessione degli utili cui il colosso del junk food rispose con investimenti ingenti e l’apertura di nuovi punti vendita. Una strategia d’attacco che non è servita se il 2014 s’è chiuso assai peggio dell’anno prima, facendo registrare gli utili più bassi degli ultimi dieci anni, con un crollo del 30% nell’ultimo trimestre.

Un modello che non funziona più

Su questo declino hanno inciso la perdita di fette importanti del mercato asiatico, dovuta ad alcuni scandali sulla sicurezza alimentare, e del mercato russo, legate anche alla crisi Ucraina. Ma a essere determinante è stato il cambio di abitudini dei consumatori planetari, più attenti a quello che mangiano e a quanto spendono. Uno spaccato che è stato descritto qualche mese fa dallo stesso amministratore delegato della catena, Don Thompson. «La concorrenza non sono più le altre catene di fast-food, ma direttamente i supermercati. Sempre più clienti mangiano a casa per risparmiare», ha detto Thompson, aggiungendo che «all’altra estremità della scala ci sono catene di hamburger di fascia più alta» che magari costano di più, ma garantiscono una maggiore qualità. Un contesto in cui il panino con la porchetta surclassa senza sforzo il Big Mac.