Appello agli ebrei: lasciate l’Europa. La Merkel si irrita ma la fuga è già in atto

L’Europa reagisce alle parole di domenica del premier israeliano Benjamin Netanyahu relativamente alla sicurezza degli ebrei nel vecchio continente. Dopo i fatti di Copenhagen, dopo la devastazione del cimitero ebraico in Francia, Netanyahu aveva ribadito l’appello agli ebrei europei a lasciare i loro Paese e ad andare in Israele. Non prima di aver denunciato che una volta in più «gli ebrei vengono uccisi su suolo europeo solo perché sono ebrei». Parlando prima delle notizie diffusesi in serata sull’ennesimo atto d’intolleranza in Francia, con la profanazione di alcune centinaia di tombe ebraiche a Sarre-Union, nel Basso Reno, Netanyahu si è rivolto a a tutte le comunità della diaspora europea, dicendosi certo che questa ondata di attacchi terroristici continuerà.

Varato un pacchetto di aiuti per chi vuole tornare

Per non lasciare le parole senza fatti, Netanyahu si è mosso: il governo israeliano ha varato un pacchetto di misure per preparare Israele a una immigrazione di massa. Un piano da 180 milioni di shekel (quasi 41 milioni di euro) per incoraggiare l’assorbimento di nuovi arrivi da Francia, Belgio e Ucraina, visto che in base alla Legge del Ritorno ogni emigrante ebreo che si trasferisce in Israele ha diritto a facilitazioni finanziarie. «Ne appronteremo un altro al più presto – ha annunciato Netanyahu – e agli ebrei di Europa e del mondo voglio dire che Israele li aspetta a braccia aperte». Seccate le razioni europee: la cancelliera tedesca Angela Merkel assicura agli ebrei in Germania che la loro sicurezza è garantita: «Desideriamo che gli ebrei che vivono in Germania continuino a viverci bene», ha detto reagendo all’invito di Netanyahu agli ebrei. «Le autorità tedesche fanno il possibile perché la sicurezza delle istituzioni e dei cittadini ebrei sia garantita». Stessi toni da parte del presidente francese François Hollande, secondo il quale «gli ebrei hanno il loro posto in Europa, e in particolare in Francia, Paese che ha per loro una grande considerazione». Simile botta e risposta tra i governi di Francia e Israele era avvenuto all’indomani della strage del negozio kosher di Parigi del 9 gennaio.

Reazioni non entusiaste

Le prime reazioni alle parole di Netanyahu, insomma, non sono certo entusiaste: per lo stesso rabbino capo di Danimarca «il terrorismo non è una buona ragione per andare in Israele», ha detto Yair Melchior, aggiungendo di essere rimasto anzi deluso dalle parole di Netanyahu, interpretate come una strumentalizzazione politica. Anche l’ambasciatore danese in Israele Jesper Vahr ha riposto seccamente: «La soluzione per gli ebrei danesi non è andare via sulla scia degli attacchi terroristici di Copenhagen. Il nostro primo ministro – ha aggiunto dopo aver ricordato le misure di sicurezza rafforzate – ha detto che l’attacco alla comunità ebraica è un attacco a tutti i cittadini danesi». Fatto sta che in Israele – secondo gli ultimi dati – sta aumentando l’immigrazione di ebrei dall’Europa, a cominciare proprio da quelli francesi: nell’anno appena passato sono stati 6.658, più del doppio dell’anno precedente, mentre a gennaio 2015 si è già arrivati a 1.835.