Antonio Martino: «L’Italia entri subito in guerra in Libia, l’attesa è rischiosa»

«In Libia l’intervento militare è inevitabile. E non capisco cosa significhi l’attesa di “un forte mandato Onu”: se l’intervento è necessario per gli interessi dell’Italia non vedo perché dovremmo chiedere permesso all’ONU». Ne è convinto l’ex ministro degli Esteri e della Difesa Antonio Martino, intervistato dal Corriere della Sera. «Una lezione della storia è che i fanatici quando parlano esprimono ciò che davvero hanno intenzione di fare. Hitler come Al Baghdadi – sottolinea l’esponente di Forza Italia – e se l’Isis minaccia Roma fa sul serio».

«La minaccia dell’estremismo islamico riguarda tutta Europa: dovrebbe partecipare il più grande numero di Paesi». Per l’intervento Martino partirebbe «dall’appello di Abdullah al Thani, premier del governo libico riconosciuto dall’Occidente, che chiede di impedire ai jihadisti di prendere stabilmente Tripoli e di minacciare l’Europa». «Il dialogo – aggiunge Martino – è possibile solo fra persone ugualmente armate. Ci sono oggi 300 milioni di musulmani in età da combattimento, fra i 15 e i 29 anni, contro 65 milioni di europei. In altri tempi l’Europa sarebbe stata conquistata. Oggi la tecnologia rende questo evento improbabile, ma i fratelli minori della conquista sono terrorismo e immigrazione di massa: vanno fermati prima che sia tardi». «Prima di parlare, in crisi come questa, occorre un Consiglio dei ministri che concordi la strategia comune, importante soprattutto per l’immagine all’estero. Qui si sconta anche la mancanza di esperienza».