Antimafia, Claudio Fava chiede a Montante un passo indietro

«Montante si dovrebbe dimettere? Non lo so, dipende da una sua sensibile valutazione». Il direttore dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati, Umberto Postiglione a Palermo per una audizione all’Ars, ha cercato di smarcarsi dalla curiosità dei cronisti che gli chiedevano se fosse giusto che l’attuale presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, presentasse le sue dimissioni a seguito delle dichiarazioni di alcuni pentiti che, parlando di appalti pilotati, ne hanno messo in discussione l’impegno antimafia. E che qualche dubbio serpeggi l’ha capito bene Claudio Fava che ne ha chiesto le dimissioni. Dimissioni che Montante non sembra intenzionato a dare.

Montante è indagato a Caltanissetta

Il vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, sulla questione non ha dubbi: «Un passo indietro per tutelare se stesso e per garantire la necessaria limpidezza con cui deve agire l’Agenzia per i beni confiscati alle mafie». Montante, che sarebbe sotto inchiesta  a Caltanissetta e Catania, aveva fatto della lotta alla mafia il suo fiore all’occhiello. Anche troppo, per alcuni. Sempre pronto alla dichiarazione e attento all’immagine è stato artefice, con il suo predecessore Ivan Lo Bello, del codice etico e della svolta anti racket di Confindustria siciliana.  Montante era stato designato proprio lo scorso 20 gennaio – su proposta di  Angelino Alfano – componente dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati. Insomma, uno duro, che non faceva sconti a nessuno. Che appena solo il sospetto, neppure l’indagine, lambiva qualcuno era pronto ad invocare la massima severità nell’accertamento e non uno, ma tanti passi indietro. Attivismo che ha fatto di Antonello Montante un vero paladino dell’antimafia e che gli ha anche aperto la strada dei vertici dell’associazione degli imprenditori.

Necessaria massima trasparenza

Ed è per questo che adesso Fava gli ha chiesto la medesima trasparenza di comportamenti: «Le notizie pubblicate in questi giorni – sottolinea il vicepresidente dell’Antimafia – non consentono a nessuno pregiudizi di condanna ma pretendono da tutti chiarezza, sul piano giudiziario e su quello istituzionale. Nell’auspicio che a questa chiarezza si arrivi presto e senza ombre, l’autosospensione di Montante è un atto di cautela dovuto anzitutto alle funzioni di estrema vulnerabilità e sensibilità dell’Agenzia. Ai cui lavori dà il proprio contributo, è bene non dimenticarlo, anche il procuratore nazionale antimafia».