Un anno e due mesi al parroco che chiese 20 euro per benedire la salma

Non sono passati molti giorni dal richiamo di Papa Francesco rivolto ai preti di non trasformare l’obolo di San Pietro in una tariffa. Parole dure e accorate. Un monito chiaro per richiamare alcune regole di comportamento basilari e contrastare il malcostume che si è insinuato nella Chiesa di fissare un prezzo per le funzioni religiose. Un malcostume che a un parroco veronese è costato caro. Parlare di malcostume, nel caso di specie, è un eufemismo. Don Silvano Corsi è stato condannato per aver chiesto ad una impresa funebre 20 euro per benedire un defunto. Per il reato di tentata estorsione si è beccato, con il rito abbreviato, una condanna a un anno e due mesi.

Per il legale del parroco sentenza assurda

A far partire l’indagine, come riporta il Corriere del Veneto, era stato un esposto-denuncia presentato proprio dall’impresa di pompe funebri, che ha presentato in aula un file audio a riprova delle accuse. “Tutti lasciano almeno venti euro e se non verranno lasciati – avrebbe intimato don Corsi – non andrò a dare la benedizione e non permetterò di farlo nemmeno ai miei diaconi”. A nulla sono valse le parole che il parroco aveva postato due giorni fa in Facebook, in vista dell’udienza. Nel ricordare che l’accusa lo stava “facendo soffrire ormai da più di un anno e mezzo”, don Corsi rinnovava “ancora una volta la sua fiducia nella magistratura veronese e nella sua saggezza nel giudicare”. Secondo il legale di don Corsi, Francesco Delaini, la condanna inferta al parroco è assurda.