Andrea Romano, i tanti record di un funambolo della politica

Avesse agganciato anche Italia Unica, Andrea Romano sarebbe già passato alla storia. Ma la lentezza con la quale Corrado Passera ha messo in piedi la sua creatura ha impedito quell’incontro. Tuttavia, negli annali di siffatto costume, in cui l’Italia eccelle, il suo è un record destinato a resistere. Record da funambolo. Nel cambio di casacca politica. Cambio che ad ogni avvio di legislatura vede centinaia di partecipanti. E che oggi ha trovato proprio in Andrea Romano un vero idolo.

Romano come Ronaldo

Se fosse un calciatore, Andrea Romano sarebbe Cristiano Ronaldo o, se preferite, Leo Messi. Se fosse un ciclista, Vincenzo Nibali. Mettetela come vi pare, il dato non si presta ad equivoci. Livornese laureatosi a Pisa, professore associato di Storia Contemporanea in aspettativa, avrà avuto una illuminazione a leggere la biografia di Charles Maurice de Talleyrand-Périgord. Un maestro di vita per lui, al netto del rozzo epiteto di Girella affibbiatogli dal Giusti. Che, sul versante politico, si sostanzia con il lavoro di ricercatore per l’Istituto Gramsci e la successiva adesione alla Fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema della quale diviene direttore dal 2005 al 2009. Subodorato che stava per esaurirsi la spinta propulsiva di quello che fu il leader Maximo della Ditta, il nostro, con un carpiato alla Cagnotto passa a dirigere, sempre nel 2009, la mitica Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo. Fondazione quest’ultima il cui operato avrebbe dovuto spianare la strada alla trionfale discesa in campo dell’ex enfant prodige di casa Agnelli e che invece ne certificò un penosissimo “vorrei ma non posso“.

Un funambolo alla corte di Renzi

Andrea Romano non si perde d’animo. Anzi, rilevata l’improvvisa aurea di santità che circondava il professor Mario Monti da Milano, fu tra i primi ad incensarlo ottenendo, nel 2013, di essere candidato alla Camera in Scelta Civica. L’elezione a Montecitorio avrebbe forse potuto chetare altri, non lo scalpitante Romano che infatti riesce, a dicembre dello stesso anno, a farsi nominare Capogruppo alla Camera. Passano poco più di dieci mesi, ma sempre con le antenne dritte e i sensi all’erta: é così che questo eroe dei nostri tempi avverte prima di altri il liquefarsi dell’esperienza montiana. Fatto che lo consiglia di indirizzare le sue attenzioni  verso quel birichino di Matteo Renzi che sta in rapida e sfolgorante ascesa. Ne comincia a tesser lodi sperticate e, ben quattro mesi prima della recente transumanza di parlamentari di Sc verso il Pd, chiede e ottiene l’adesione al partito del premier. Dall’Istituto Gramsci al Partito della Nazione. Ecco fatto. Di tutto, di più.  Sarà bene tenerlo d’occhio, Andrea Romano: che se comincia a muoversi son dolori. Renzi é avvisato.