“Pax” Alfano-Renzi e campagna acquisti del Pd: arrivano i montiani…

Angelino Alfano torna a casa. In un faccia a faccia con Matteo Renzi, il leader Ncd conferma l’impegno al governo dopo lo scontro sul Quirinale. Ma il premier sa che l’asse con i moderati non dà garanzia totale sui numeri. «Non escludo che tanti parlamentari siano consapevoli della responsabilità fino al 2018», ammette Debora Serracchiani su un allargamento della maggioranza dopo la rottura del patto del Nazareno. Che sembra avere come effetto un indurimento del governo verso Forza Italia: nella stessa giornata rischiano di saltare gli sconti di 50 milioni per Rai e Mediaset sulle frequenze tv e nel nuovo testo sul ddl corruzione compare il falso in bilancio, norma sgradita agli azzurri. Determinato ad andare avanti fino al 2018 e a mandare in porto le riforme, Renzi non ha intenzione di mediare. «Chi ci sta bene, chi non ci sta si assumerà le sue responsabilità», spiegano i vertici del Pd. Che intanto fa campagna acquisti: potrebbe essere formalizzato domani un passaggio dei senatori di Scelta Civica al gruppo del Pd. È quanto si apprende da ambienti vicini ai partito: si tratta dell’intero gruppo dei senatori di Sc escluso Mario Monti. Quasi scontato il via libera dei senatori Pietro Ichino, che viene proprio dalle fila del Pd così come quello di Alessandro Maran, Gianluca Susta e pure Linda Lanzillotta. Qualche passaggio, se pure meno strategico, potrebbe verificarsi anche alla Camera dove, ad esempio, viene data in uscita Irene Tinagli.

Alfano s’è subito allineato al premier

Il primo a mettere da parte i malumori è Angelino Alfano e con lui anche i “falchi” di Ncd come Maurizio Lupi. «Siamo contro le vecchie logiche ma sui contenuti c’è la riconferma del contributo di Ncd nell’azione di governo», sostiene il ministro, soddisfatto per il chiarimento di ieri tra il premier ed Alfano. Lupi è talmente convinto del ruolo centrale di Alleanza Popolare che non vede di buon occhio un allargamento della maggioranza, soprattutto al Senato, che apra all’ingresso di singoli parlamentari. «Di responsabili il governo Berlusconi è morto, lo dico da ministro di quel governo e ritengo che abbiano tutti da imparare», afferma categorico ricordando l’epilogo dell’ultimo governo di centrodestra che sfociò nell’esecutivo di Mario Monti. Certo il rinnovato asse Pd-Ncd, se oggi consente di sciogliere i nodi a lungo rinviati dentro la maggioranza sul ddl corruzione, non garantisce il passaggio di riforme, controverse anche nel Pd, come la legge elettorale o il decreto banche su cui Renzi è disposto a mettere anche la fiducia. Per questo, al di là di una “caccia” a singoli parlamentari, il governo ha cominciato a lanciare messaggi che Forza Italia considera come “ritorsioni” dopo la rottura del patto del Nazareno. Oltre all’emendamento del Milleproroghe che rinviava al 2016 i contributi per i diritti d’uso delle frequenze digitali, chiedendo a Rai e Mediaset 50 milioni è arrivata anche la riformulazione del falso in bilancio, nel nuovo accordo di maggioranza chiuso oggi dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, norme che sembrano fatte apposta per irritare il Cavaliere. Manca solo che Alfano e Renzi ritirino fuori  il conflitto di interessi, giacente in commissione alla Camera.