Agrigento, palme pubbliche nella sua villa: guai per l’ex presidente D’Orsi

«Non è che fossero palme grandi, erano proprio picciridde…». Risponde stupefatto Eugenio D’Orsi, ex presidente della provincia di Agrigento, riguardo alle palme per l’Orto botanico fatte comprate con soldi pubblici ma trapiantate nella sua villa. Per questo reato il Procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo, al termine della requisitoria, ha chiesto la pena a sei anni di carcere e l’interdizione dai pubblici uffici per D’Orsi, il quale, come ricostuito dal Corriere della Sera, non sembra rendersi conto della gravità del suo caso.

Palme comprate con soldi pubblici

Una trentina di palme comprate con soldi pubblici e fatte trapiantare nel giardino della propria villa addirittura sotto la supervisione del responsabile dell’Orto botanico, dipendente provinciale, Giovanni Alletto, nell’orario in cui figurava presente al lavoro. L’accusa è di concussione, peculato, truffa e abuso d’ufficio. In particolare, D’Orsi dovrà spiegare ai giudici come sia stato possibile che  queste piante siano finite nella sua villa di Montaperto, ma anche il perché l’affidamento di una serie di incarichi professionali pagati migliaia di euro per fare consulenze che invece, secondo l’accusa, poteva ottenere dai suoi stessi uffici. Durissima la requisitoria di D’Orsi: «L’imputato ha approfittato del proprio ruolo istituzionale per non pagare prestazioni a lui rese come nel caso dei lavori per la costruzione della villa di Montaperto. D’Orsi – ha aggiunto – è soggetto spregiudicato e accentratore di potere che fa della logica dello scambio di favori il suo credo politico: tutto è finalizzato ad accumulare potere sfruttando la sua posizione di vertice che gli consente di elargire favori con la prospettiva di acquisire popolarità con la ragionevole aspettativa di poter restare al vertice dell’ente Provincia».

Tipico “familismo amorale”

E ancora: «È in altri termini un soggetto che conferma la teoria sociologica del familismo amorale di Edward C. Banfield secondo cui, in alcune zone del Meridione, la condotta dell’individuo sarebbe dettata dall’unica seguente regola: “massimizzare unicamente i vantaggi materiali di breve termine della propria famiglia nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo». L’imputato ha mostrato di perseguire soltanto il proprio interesse e quello della propria famiglia e mai quello della comunità». Un ritratto impietoso ma vero di un modo di intendere il potere sentendosi al di sopra delle regole pensando di godere in un’impunità perpetua.