Addio a Tripoli dopo 40 anni: va via anche il custode del cimitero italiano

Abbandonare Tripoli. Questa volta all’ordine di evacuazione risponde sì anche lui. Bruno Dalmasso, 82 anni, metà dei quali vissuti a Tripoli, dove custodisce da sempre il  cimitero italiano che raccoglie i resti di oltre 6 mila nostri connazionali. È dal 1975 che “disobbedisce” alle prescrizioni di rientrare in Italia pur nelle situazioni più critiche vissute dalla Libia. Fa impressione, dunque, la sua “resa” di fronte all’avanzata delle avanguardie del Califfato islamico. È una scelta dolorosa, dice. «Partirò leggero con mia moglie e una valigia».

«L’aria ormai è pesantissima»

Intervistato dal Corriere della Sera, Dalmasso dipinge una situazione che sembra irrimediabile. Non da ora: «Da due anni vivo barricato in casa. L’aria si è fatta pesantissima». Dalla sua casa sente i rimbombi delle sparatorie, le grida e le voci si sovrappongono «sulle atrocità commesse da questi tagliagole», le cui «minacce vanno prese sul serio», risponde al telefono dei cronisti. È la percezionee del precipitare della situazione dipinta da un uomo che assicura «di conoscere bene la mentalità di qui. Difficile che le cose si aggiustino». Peccato, «fino a pochi anni fa si stava bene». Dalmasso partirà, con la morte nel cuore, lasciando la sua biblioteca di oltre 1200 libri e un pezzo di vita.

«10mila volte peggio di Geddafi»

Rimpiangere Gheddafi? Sono in molti ora a rimeditare sull’intervento armato dell’Occidente in Libia che portò alla fine dell’era del dittatore libico. Un intervento che molti analisti a posteriori hanno giudicato precipitoso, rivelatosi prodromico alla caduta del Paese nelle mani dei jiadisti. Dalmasso risponde con chiarezza alla domanda:«Gheddafi ha fatto tanto male, ma quelli che ci sono ora fanno 10mila volte più male». Dopo la cacciatadegli italiani nel 1970, Dalmasso 0 aveva trasformato un luogo diroccato in un sacrario, avea riesumato, catalogato e poi custodito i resti dei nostri connazionali.Una piccola oasi di pace nella capi­tale li­bica dove riposano giova­ni patrioti massacrati dagli otto­mani, principessine d’altri tem­pi e gente comune dal periodo coloniale a oggi. In una cripta è rimasta intatta la storica lapide del maresciallo dell’aria «Italo Balbo quadrumviro governato­re generale della Libia