Ztl e “casta”, Marino ci ricasca: prezzi discount per i dipendenti del Colle

Privilegi di Palazzo e Ztl: a quanto pare per Ignazio Marino è un binomio inscindibile. Dopo lo scandalo della sua Panda rossa costantemente parcheggiata dove non avrebbe potuto, un nuovo caso investe il sindaco, che ha concesso ai dipendenti del Quirinale ingressi nella Ztl a prezzi da discount.

Un “pensierino natalizio”

A denunciare il caso è stato Libero, sottolineando che la delibera che accorda le tariffe agevolate a 585 dipendenti del Colle, la numero 359, è stata varata il 23 dicembre. Dunque, un “colpo” compiuto a ridosso delle vacanze natalizie come usa spesso per provvedimenti che si vuole far passare sotto traccia. Nel dettaglio, a seconda della cilindrata della macchina, le tariffe accordate a questi lavoratori così speciali vanno dai 76 ai 106 euro per il solo transito e dai 130 ai 181 euro per il transito e la sosta.

Per i “comuni romani” aumenti alle stelle

Tutt’altra storia per i cittadini romani che non hanno il  privilegio di lavorare al Quirinale, ma che comunque, magari sempre per lavoro, hanno necessità di entrare nella Ztl. Per loro dall’anno scorso le tariffe sono aumentate a dismisura: in virtù di una delibera di aprile, per un’auto di media cilindrata si può arrivare a 2mila euro a fronte dei 600 richiesti in passato. Non va meglio se si parla dei residenti. Anche per loro si sono registrati aumenti stellari: il range di costi precedenti era tra i 78 euro e i 109, ora devono sborsare tra i 1016 e i 1416 euro per cinque anni.

Un tentativo di fare cassa

Gli aumenti furono giustificati con la necessità di sostenere il bilancio della Capitale, al quale avrebbe contribuito anche l’aumento delle tariffe per le strisce blu da un euro a 1,5 euro e l’abolizione di qualsiasi forma di agevolazione, a partire dai “forfettari” 4 euro per chi rimaneva parcheggiato per otto ore. A fronte di questi sacrifici richiesti ai romani, il Comune ha stimato un incremento delle entrate di circa 27 milioni per i soli permessi Ztl. Ma i conti fatti sulla carta rischiano di non trovare alcun riscontro nella realtà e, anzi, di depauperare le casse comunali: secondo i primi dati, il 30% di quanti avevano un permesso per il centro, residenti o lavoratori che fossero, ha deciso di non rinnovarlo.