Veneziani: Rivoluzione An? Peccato non essere riusciti ad andare in fondo

Alla riscoperta di An. Un’eredità storica blasonata da gestire: quella del Movimento Sociale Italiano. Uno slancio verso il futuro tutto da calibrare. E nel mezzo, lo sforzo culturale e l’impegno civile di una comunità in cammino, orgogliosa dei propri valori e sentimenti nazionali, familiari, cattolici, statuali, di cui riconoscere, però, la necessità di nuove declinazioni politiche e sociali. E’ nel terreno di questi innesti possibili che è germogliata l’esperienza di Alleanza Nazionale: abbiamo provato a ripercorrerne processi concreti e sogni rimasti nel cassetto con il giornalista e scrittore Marcello Veneziani.

Allora Veneziani, rimettendo l’orologio indietro a vent’anni fa, come guarda a quei giorni di Fiuggi e a quello a cui diedero origine?

Con un senso di rimpianto per una grande occasione perduta.

Addirittura? Perduta perché?

Perché non c’è stata la voglia, non fino in fondo almeno, di scommettere sui valori della destra, sui suoi uomini, sulla sua cultura, sulla sua responsabilità di mantenere un atteggiamento defilato. Nel senso che c’è stato un momento nella storia per cui, per una serie di fattori concomitanti, abbiamo avuto le possibilità che la destra diventasse, non dico il partito di maggioranza del Paese, ma sicuramente una forza trainante e determinante. Ed è qui che si è mancato perché An, che avrebbe dovuto rappresentare il partito dello Stato e della Nazione – concetto che oggi prova a rilanciare per secondo Matteo Renzi – si è limitato ad affiancare Forza Italia, finendo per oscurarsi in questo ruolo, salvo poi la ribellione finale di Fini che ha pregiudicato un po’ tutto. Nelle ultime fasi soprattutto, An si era talmente allineata e sbiadita accanto al partito di maggioranza, che ha finito per estinguersi.

Sta dicendo che non si è riusciti a sfruttare fino in fondo un importante passato identitario come faro per il cammino futuro?

Di più: credo si sia proprio mal rielaborato il proprio passato. A Fiuggi io dissi che con la “nascita di An era stato espulso il passato della destra come un calcolo renale”: e in effetti fu azzerata di netto l’esperienza pregressa con tutto ciò che in termini di origini e di conquiste portava con sé. In seguito, poi, quando si è trattato di far nascere e debuttare questa “nuova” destra sul terreno della società civile e nelle istituzioni, ci sono stati molti impedimenti che hanno pregiudicato le possibilità di portare fattivamente e riuscire a declinare concretamente le peculiarità della destra italiana. Penso, addirittura, ci sia stata una difficoltà – che si è poi ripercossa anche contro l’interesse della stessa coalizione di centrodestra – a rappresentare e ad esprimere i valori portanti di una destra nazionale e sociale tout court. Alla fine, insomma, mi sembra si sia assistito più che altro a una sommatoria delle forze politiche in campo per cui, gli uni non hanno compiuto la rivoluzione liberale, gli altri non sono riusciti ad essere garantisti, e la destra non è arrivata a fare fino in fondo la destra, né sociale, né nazionale, perdendo una grande opportunità.

Cosa rimane di positivo oggi di quell’esperienza?

Rimangono tutti quei principi che l’hanno originata e motivata. Io sostengo che oggi la sinistra si è liquefatta con Renzi, mentre la destra ha confermato i suoi tratti distintivi, compresi quelli che non sono riusciti ad emergere fino in fondo nell’arco di vita di An. Alcuni capi saldi, molti modi di essere e di pensare, sono ancora ben presenti nella società italiana, e non certo in misura marginale, solo che non sempre sono rappresentati. Mi spiego meglio: Alleanza nazionale ha chiuso la sua esperienza politica e parlamentare; ragionando in termini di bilancio del passato e di prospettive future, però, ritengo che quel grumo di princìpi, quel coacervo di sensibilità, quel nesso importantissimo di valori, restino ancora in attivo e da realizzare.