Unioni civili a Roma: pronto il registro. Il Vicariato: un bluff ideologico

«Auspico che il registro delle unioni civili possa essere disponibile tra una decina di giorni. A voce abbiamo avuto già richieste, ora serve il tempo di organizzare gli uffici». Lo ha dichiarato l’assessore alle Pari opportunità di Roma Alessandra Cattoi all’indomani del voto dell’assemblea capitolina. Secondo la Cattoi si deve «armonizzare il sistema centrale capitolino con quello dei 13 Municipi che hanno già i registri, in modo che chi si iscrive nei Municipi sia iscritto automaticamente anche in quello comunale».

Discriminata la famiglia

Decisamente contrario il Vicariato: «Il Campidoglio, con la delibera di mercoledì, ha deciso di discriminare consapevolmente la famiglia. Una tappa simbolica di un percorso anti-famiglia che apre inquietanti orizzonti a danno dei figli». Lo afferma Angelo Zema, direttore responsabile del sito di informazione della diocesi di Roma www.romasette.it, nell’editoriale pubblicato sull’istituzione del registro delle unioni civili in Campidoglio. «Un bluff ideologico», commenta. «La finta priorità della politica romana – si legge sul giornale online del Vicariato – è stata messa all’ordine del giorno, discussa e votata: l’esito era scontato. Il registro delle unioni civili a Roma ora c’è, anche se servirà a ben poco. Il sindaco Marino, orgoglioso di aver partecipato al voto che equipara le unioni civili, anche dello stesso sesso, al matrimonio, e tutti i consiglieri che l’hanno approvato lo sanno bene. Ma per loro quello che conta è mandare un segnale alla politica nazionale. Come se la politica dovesse essere fatta di segnali». Per Romasette «non si può tacere il bluff della delibera approvata in Campidoglio: si ignorano le sentenze della Consulta che nega la possibilità di equiparare al matrimonio un’eventuale disciplina di diritti e doveri di coppie omosessuali, si vuole parlare al Governo e al Parlamento con un atto privo di rilevanza giuridica, si privilegia la finzione rispetto alla realtà». Il giornale della diocesi critica anche «frasi come “da oggi l’amore è uguale per tutti”, quasi che l’amore si potesse regolare con una legge o con una delibera. Da mercoledì il Campidoglio, assolutizzando il riconoscimento dei diritti individuali, ha deciso di tutelare e sostenere le unioni civili, alle quali non sono chiesti doveri e obblighi, e quindi di discriminare consapevolmente la famiglia, “società naturale fondata sul matrimonio”, come recita la Costituzione», conclude l’editoriale.