Tutti in fila per un pezzo di pane: è il Venezuela che la sinistra ama tanto…

C’è la fame. La vera fame nel Venezuela tinto di rosso. «O si cambia o qui scoppia tutto», ha detto Henrique Capriles, governatore dello stato di Miranda e leader dell’opposizione venezuelana. Intanto ha annunciato che organizzerà una serie di mobilitazioni popolari di piazza contro il modo in cui il presidente Nicolas Maduro affronta la grave crisi economica nel paese, perché «è arrivato il momento perfetto per cambiare il governo». «Quando un governo rende più difficile la vita del popolo, quando un governo ruba ciò che appartiene al popolo – ha affermarto – allora è arrivato il momento perfetto per cambiare di governo, la tempesta perfetta: è questa la realtà che affrontiamo». «Negli ultimi 12 anni – ha concluso –  il Venezuela ha ricevuto più di 776 miliardi di dollari per le sue esportazioni di petrolio, e oggi non abbiamo nemmeno il sapone per lavarci. Soffriamo anche dell’inflazione più alta del pianeta».

L’inflazione dà una mano alla crisi

Prezzi in salita, ma anche scarsità di prodotti sul mercato. Anche quelli di prima necessità si reperiscono con sempre maggiore difficoltà, e nelle lunghe code che si creano davanti ai negozi il malcontento della popolazione sta cominciando a sfociare nella violenza. Il governo di Nicolas Maduro non riesce a migliorare la situazione e reagisce denunciando il presunto “golpismo economico” dei suoi avversari. Almeno 16 persone sono state arrestate nel week end per aver protestato mentre erano in fila davanti ai supermercati del governo, presidiati da soldati della Guardia Nazionale e nei quali vige ormai un sistema draconiano di vendite ristrette, in base a razioni settimanali e all’ultima cifra della carta di identità. Lo Stato, però, non riesce a garantire queste “targhe alterne” dello shopping quotidiano – perché sugli scaffali ormai manca anche il latte, la farina di mais, l’olio vegetale, il caffè o il sapone – in tutti i negozi. Si moltiplicano le notizie, mai confermate ufficialmente, di saccheggi, furti a camion di trasporto merci e assalti collettivi a supermercati. E il governo cosa fa? Il suo governo non ha soluzioni, si limita ad accusare le società private di nascondere ingenti riserve di prodotti con lo scopo di «alimentare un clima di preoccupazione nella cittadinanza e promuovere il disordine». E la colpa viene data «all’opposizione di estrema destra». Come al  solito, insomma, quando non si sa che pesci prendere la si buìtta in politica.

L’incontro a Mosca per trovare una sponda

A Mosca Maduro si incontra con Putin. Sul tavolo il prezzo del mercato del petrolio, sceso a 45 dollari al barile, che preoccupa i due importanti produttori. Russia e Venezuela non traggono certamente un beneficio da questo crollo delle quotazioni dell’oro nero, ma per il Venezuela sta diventando una questione di vita o di morte. La crisi morde: Maduro è reduce da un pellegrinaggio in Cina e nelle capitali dei Paesi Opec alla ricerca di crediti. Il giro per il mondo, però, non sembra aver garantito finora nulla di concreto, nonostante i proclami trionfalistici dell’erede di Chavez.