Torna l’emergenza sfratti ed è scontro tra sindaci e governo

Ci risiamo con l’emergenza sfratti. A lanciare l’allarme sono gli assessori  alla casa di Roma, Milano e Napoli. Il mancato inserimento della proroga nel provvedimento governativo di fine anno sta alimentando inquietudine e polemiche. Da una parte , appunto, gli assessori delle maggiori aree metropolitane del Paese, che si appellano al presidente del Consiglio per bloccare l’intervento delle forze dell’ordine per quelle famiglie che si trovano ad avere il contratto scaduto per fine locazione, dall’altro i proprietari e alcune associazioni . Il fatto che il decreto Milleproroghe non abbia previsto la proroga del blocco degli sfratti per il 2015, per cui i nuclei familiari con reddito lordo complessivo inferiore a 29 mila euro annuo e in cui siano previsti anziani con più di 65 anni, o minori, o portatori di handicap gravi e malattie terminali, rischia, secondo i sindaci delle grondi città di creare una situazione drammatica. Si parla di 50 mila situazioni del genere.

Numeri ballerini

Ma i numeri sono ballerini. Secondo Confedilizia “i Comuni drammatizzano il problema sfratti per avere più soldi. E, poi, il blocco mette tranquille la loro coscienza e la loro neghittosità, o incapacità a provvedere. Il malgoverno della edilizia pubblica, così, continua”. In effetti, in nessun Paese al mondo il blocco degli sfratti si sussegue da più di 70 anni. Dello stesso avviso il presidente di Assoedilizia che vede  nella mancata proroga un segnale positivo, una strada per ripristinare un rapporto di fiducia nei confronti dei risparmiatori/investitori nella casa.

Ritorno alla disciplina civilistica

Il mezzo , insomma, per ricondurre la vessata questione nell’alveo della disciplina civilistica del rapporto di locazione, eliminando all’interno dello stesso forzature dovute all’interferenza di misure autoritarie, sia pure introdotte per ragioni sociali. Quanto al numero delle famiglie interessate, coloro che secondo Assioedilizia potrebbero rientrare nell’ambito della eventuale proroga, possedendone i requisiti (reddito molto basso, famiglie con anziani, minori, disabili) sarebbero meno di duemila. Numeri assai discordanti, quindi, sui quali il Governo farebbe bene a precisare.