Tienanmen, il tradimento dei governi occidentali «per paura dei comunisti»

Il silenzio di chi parla sempre, in ogni occasione tranne quando c’era il bisogno di una parola di solidarietà verso quei ragazzi che stavano sacrificando la loro vita per un sogno di libertà. Il silenzio di quei governi democratici – tanti, troppi – che non mossero un dito di fronte alle immagini della strage e che nemmeno tentarono di frenare la furia del governo comunista cinese nei giorni della manifestazione di Tienanmen. C’è ancora dolore, c’è ancora rabbia nelle madri di quei giovani. Rabbia che il tempo non cancella.

 Tienanmen, l’accusa delle madri di chi perse la vita

La diffusione di una serie di messaggi inviati durante la repressione delle proteste a Tiananmen dall’ambasciata canadese a Pechino al governo di Ottawa, nei quali tra l’altro si definiva «crudele e disumano» quanto veniva inflitto ai manifestanti, ha rilanciato le proteste proprio delle madri di Tiananmen contro il silenzio dell’Occidente su quei drammatici fatti. Zhang Xianling, una delle leader del movimento che riunisce le donne i cui figli sono morti nella strage del 4 giugno 1989, si è chiesta perché i governi stranieri non abbiano mai reso noto quanto sapevano sulla repressione anni fa. «Le loro nozioni di umanità e di giustizia – ha detto in un’intervista a Radio Free Asia –- hanno dei limiti. Perché non hanno parlato allora e non ne parlano nemmeno oggi? Pare che abbiano ancora paura di ciò che il Partito comunista cinese potrebbe fare».

 Uccisioni a freddo contro giovsni e anziani

È stato un sito di informazione canadese, Blacklock Reporter, nei giorni scorsi a diffondere una serie di cablogrammi inviati in quei giorni ad Ottawa dall’ambasciata canadese a Pechino. Nei documenti si legge di uccisioni a freddo contro giovani e anziani da parte dei militari, ma anche la notizia, ricevuta dall’ambasciatore svizzero, che i leader cinesi di allora, preoccupati degli eventi, avevano trasferito dei beni in Svizzera. In un cablogramma inviato il 15 giugno, si legge che la Cina «è controllata da un gruppo di generali anziani viziosi e il governo è gestito da persone che seguono ciecamente i loro ordini».