Terrorismo, tante chiacchiere e zero fatti: ecco 10 motivi per avere paura

Chiacchiere tante, fatti zero. Come al solito, deglutita la tragedia, da noi si comincia a discutere. Tv, giornali, social: tutti a dire, ad analizzare, a proporre,  a chiedere, a spiegare. Il Barnum dell’informazione è in grande spolvero in queste ore: saturo di interpretazioni sociologiche e di consigli non richiesti. Il tutto ovviamente servito con quell’aria contrita e tesa di chi deve pur trasmettere la gravità del momento. Noi invece che siamo un po’ più terra terra, noi che non ci riconosciamo in quest’inutile bla bla e neppure nelle certezze soavi di tante anime belle, noi, per l’appunto, pensiamo che qualche serio motivo di preoccupazione bisognerebbe davvero averlo. Così ne abbiamo elencati dieci.  Dieci motivi per aver paura. I primi che ci sono venuti in mente. Consapevoli che non sono esaustivi. Che altri ancora ce ne sono.

Eccoli di seguito:

1) Con ottomila chilometri di coste siamo vulnerabili: se ce la fanno decine di migliaia di disperati ad arrivare e dileguarsi perché non dovrebbero riuscirci gruppetti di fanatici organizzati e addestrati?

2) È possibile che alcuni di quelli che già sono tra noi comincino a covare sentimenti di vendetta o di rivalsa. Oppure che attendano l’imput per agire. È un dato di realtà che 53  “italiani” sono stati censiti tra i combattenti pro Isis. Anche se, per fortuna,  già una decina di essi sono passati a miglior vita.

3) Seguire un individuo sospetto è molto difficile. Stime ormai consolidate ci dicono che ci vorrebbero almeno una decina di persone per ognuno di questi probabili attentatori: praticamente impossibile. Se così é, purtroppo, prepariamoci al peggio.

4) Quanti sono gli obiettivi “sensibili” sul nostro territorio? Inutile provare a redigere un elenco: sono talmente tanti da rendere impossibile qualsivoglia adeguata vigilanza. Anche qui non resta altro da fare che affidarci alla buona sorte.

5) La presenza della Città del Vaticano e di tanti altri luoghi di culto per le diverse confezioni cristiane ed anche per quella ebraica rendono ancora più complessa la situazione italiana rispetto alla capacità di azione da parte di cellule terroristiche motivate e ben addestrate.

6) Il costante impoverimento delle capacità organizzative e di analisi dei nostri apparati di sicurezza e della nostra Intelligence: il ciclico fuoco di fila campagne stampa scandalistiche e denigratorie in nome di un malcelato diritto alla trasparenza e alla conoscenza hanno azzoppato quello che a detta di tutti era uno dei Servizi migliori al mondo.

7) La ondeggiante ed indeterminata azione della politica estera italiana quasi sempre al rimorchio delle iniziative degli Stati Uniti anche quando queste si manifestano palesemente illegittime e pretestuose come nella maggior parte dei casi riguardanti la questione mediorientale.

8) Il ruolo irrilevante dell’Italia nello scacchiere Mediterraneo. Luogo che invece dovrebbe vederci partecipi e protagonisti. Basti per tutti ricordare quanto è accaduto in Libia con l’abbattimento, deciso dai francesi e sponsorizzato dagli Usa, del regime di Gheddafi.

9) L’incapacità, purtroppo ormai conclamata, della Unione europea di dotarsi di una politica estera e di difesa comune. Unico vero  e riconoscibile argine a qualsivoglia nemico esterno o interno pensi di recarci offesa.

10) La miopia e l’accanimento inspiegabile dell’Europa nei confronti della Russia di Putin con la quale, al contrario, sarebbe naturale oltre che giusto accrescere la cooperazione anche in funzione antiterrorismo. Un altro esempio di acquiescenza nei confronti della fallimentare politica di Barak Obama.